Il vino famigliare

vino famigliare Il vino italiano è a conduzione famigliare. Quasi la metà delle aziende vinicole nazionali con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro, viene gestito all’interno della famiglia. Mentre poco più del 40% è riconducibile a gruppi, consorzi e cooperative. Nel Nord-Est si concentra la metà delle aziende con con un giro d’affari inferiore ai 25 milioni di euro. Sono dati emersi ieri a Trento, a Cantine Ferrari, durante la presentazione del rapporto sul mondo viticolo italiano curato dall’Osservatorio Aub, lo strumento di monitoraggio messo in piedi dall’Associazione delle Imprese Famigliari insieme ad Unicredit e Università Bocconi.

Si tratta di aziende, spiega il rapporto, che hanno una presenza consolidata sul mercato italiano: più della metà opera da almeno 25 anni. E sotto il profilo finanziario dimostrano di essere aziende sane: negli ultimi tre anni, infatti, questo segmento ha ridotto il 2,7 punti l’esposizione con gli istituti di credito, dimostrando di riuscire a muoversi sul mercato facendo leva su forme di finanziamento interno. Nell’ultimo decennio, le imprese famigliari del vino sono cresciute, in termini di fatturato, del 70%. Un risultato ottenuto, soprattutto, grazie alle esportazioni sui mercati esteri.

Tiziano Bianchi, giornalista e wine blogger, collabora con la redazione di questo blog

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.