Un Colfòndo goloso

foto: Gli amici del bar

di Maurizio Donadi – Mi piace l’aggettivo usato dal blog Gli amici del bar, che per descrivere il nostro Colfondo – Casa Belfi ha usato la parola “goloso”. E’ proprio quello che questo vino vorrebbe essere: un vino da bere, un vino che ti faccia venire voglia di berne ancora. Così piacevole, appunto, da essere perfino goloso. Davvero una bell’aggettivo, un aggettivo che riassume la mia filosofia, quello usato da Luigi Fracchia, che ha curato la scheda. E di questo lo ringrazio! E vi invito a visitare il blog.

Opera di Maurizio Donadi che cerca nei microbi e nella vitalità biologica le risposte alla stabilità e sanità del vino.
Bella bottiglia e bella grafica, che non fa male.
Stappo e fa un botto sonoro.
Liquido opalescente di bella lucidità e riflessi vivaci.
Goloso.
Impatto agrumato di pompelmo e lieviti e fiori secchi.
Pompelmo in polpa e in buccia sia al naso e sia in bocca e forse fieno odoroso.
Asciutto e dritto e amarognolo.
Dissetante.
Sgrassante.
Sapido (mi ha ricordato il citron confit magrebino, fette di limone salate e poi messe sott’olio).
Masticabile.
Elegante senza essere estremo, direi.
Anche se è vino da spiegare ai neofiti, per la sua torbidità, per la sua secchezza.
Con focaccine cotto e bufala, ‘a morte sua.
Da tenerne sempre un paio in frigo.
Bonne degustation

Maurizio Donadi - Il vignaiolo di Casa Belfi

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.