Confusione sessuale in Val d’Adige

  di Marco Campostrini – Dopo il Trentino, e più recentemente la confusione sessuale val d'adigeValpolicella, anche la Val d’Adige veronese  adotta la tecnica verde della confusione sessuale per sconfiggere la Tignola e la Tignoletta; un lepidottero infestante che colpisce soprattutto le varietà d’uva a grappolo compatto: Pinot Grigio, Pinot Bianco e Pinot Nero. La Tignola della vite è la principale responsabile di muffe, come la botrite, che ogni anno mettono a repentaglio il raccolto e la qualità delle uve. I metodi tradizionali per combattere questo lepidottero, che prolifera fra i vigneti di Pinot, si affidano all’uso di fitofarmaci e di composti chimici, i cui residui, seppure contenuti, hanno comunque un certo impatto sulla salute dell’uomo e sull’equilibrio dell’ambiente. Ma ora anche nella Val d’Adige veneta, sull’esempio di quello che già da molti anni si sta facendo in Trentino, è arrivata l’ora di voltare pagina. E’ uno sforzo collettivo, di territorio, che sta trovando il consenso di molti produttori. Da quest’anno anche qui, infatti, si è cominciato ad affidarsi alla tecnica della cosiddetta “confusione sessuale”. Un sistema biotecnologico che rende più difficile la proliferazione del lepidottero. L’idea da cui parte è tutto sommato semplice: impedire l’accoppiamento dell’insetto.  Concretamente si tratta di disseminare nel vigneto degli erogatori meccanici (chiamati spaghetti), che disperdano lentamente nell’aria un profumo ferormonale del tutto simile a quello prodotto naturalmente dall’esemplare femmina del lepidottore infestante. Rendendo difficile al maschio distinguere il richiamo sessuale vero da quello artificiale, riducendone così la possibilità  di accoppiamento. Questa tecnica, tanto più efficacie quanto più è estesa la sua applicazione, consente di abbattere sensibilmente l’uso di fitofarmaci, come ha dimostrato l’esperienza ormai decennale del Trentino, dove le prime sperimentazioni in campo risalgono agli anni Settanta del secolo scorso e dove è applicata sul 90% delle aree vitate, seguita dalla Valpolicella e da molte altre regioni italiane. Si tratta di un progetto che nelle nostre campagne sta partendo ora e che vede coinvolte, perchè così deve essere se l’obiettivo è la salvaguardia del territorio nel suo insieme, non solo le aziende private ma anche le grandi cooperative della zona.

————-

Per approfondire questo tema suggerisco la visione della video intervista, firmata dal bravo  reporter Mauro Fermariello, a Luisa Mattedi, ricercatrice presso l’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige.

fonte: www.winestories.it

62 comments: On Confusione sessuale in Val d’Adige

  • paolo da brentino

    Bravi, se è vero che finalmente anche i contadini della valdadige hanno adottato questo sistema, vuol dire che qualche passo avanti lo stiamo facendo e bisognerebbe che tutti lo sapessero. Bellissimo il video di mattedi. continuate cosi.

  • Che bella quella foto in alto chi la ha fatta?

  • le foto del fotoblog sono tutte di Ferdinando Zanetti, il fotografo che ci segue da anni.

    albino

  • Grazie per la risposta velocissima!

  • Una curiosità, quali sono i costi ettaro per applicare questa tecnica rispetto ai mezzi convezionali?

  • Marco Campostrini

    Siamo sulle 100 euro a ettaro escluso il tempo che si impiega ad attaccare gli spaghetti. Comunque dall'anno prossimo il Ministero dovrebbe approvare gli erogatori di ferormoni a spruzzo; questi emanano sottoforma di vapore i ferormoni e vengono ricaricati tramite una bottiglia una volta a stagione. Ha il grande vantaggio che ne servono due per ogni ettaro, quindi la manodopera viene ridotta drasticamente. I costi per gli erogatori sono più o meno uguali a quelli attuali.

  • bene che ci siate arrivati anche voi in valdadige. finalmente. ma arrivate per ultimi. anche opo la puglia. forse bisognerebbe riflettere anche su questo. perche cosi in ritardo..eppure il trentino vi e vicino. lo chiedo senza polemica.

  • Meglio tardi che mai

  • Roberta Jacobazzi

    E quindi, se questa è una buona pratica agricola e mi pare di cvapire costa anche meno rispetto all'uso dei sistemi convenzionali e in alcuni territori è a regime da decenni, perché non è ancora diffusa su tutto il territorio nazionale? Domanda da profana, ma sono curiosa

  • Roberta Jacobazzi

    Grazie a lei, signor Armani. Ora mi è tutto più chiaro. In realtà partivo dalla convizione, a quanto pare sbagliata, che l'uso dei fitofarmaci fosse più costosa rispetto questo sistema. Ora mi si spiega tutto. La ringrazio davvero anche per questo strumento che ha messo a disposizione dei consumatori.
    Roberta

  • Albino armani

    Rispondo, per quanto posso, sia a Roberta che a Luigi. Non e'vero che questa pratica costi meno di un trattamento convenzionale, più o meno siamo al doppio di quanto costi trattare con insetticidi. Parolo di costo economico, non di costo ambientale. Il trentino, almeno in passato, ha intelligentemente cofinanziato il costo dell'acquisto dei diffusori e fortemente incentivato gli agricoltori sia singoli che associati anche con un programma di affiancamento tecnico. Luisa mattedi ha speso una vita nel trattare questi argomenti. La va d'Adige veronese ha dovuto, deve e dovrà invece affrontare questa sfida tutta da sola, almeno dal punto di vista economico. Questo vale, rispondo a Roberta, per tutto il territorio nazionale, qualora nessun ente intervenga a cofinanziare questi progetti. Ho discusso qualche anno fa in valpolicella, ad esempio, questo tema ma la frammentazione viticola e gli alti costi impedivano la diffusione di questo metodo. Ora invece alcuni viticoltori più attenti si sono raggruppati in associazioni per discutere e coordinarsi. Purtroppo questo sistema di difesa abbisogna dell'adesione di tutti i viticoltori in un area, basta un solo appezzamento trattato convenzionalmente per rovinare il lavoro di tutti i vicini. E'un progetto che va sposato da tutti e non da un singolo viticoltore, la cosiddetta deriva porterebbe infatti l'insetticida anche negli appezzamenti non trattati o, per contro, quando non trattato, favorirebbe lo sviluppo dell'insetto in quell'area e la sua diffusione nei vigneti vicini. Siamo riusciti in va d'Adige a partire, anche se forse in ritardo e senza aiuti economici, per il comune interesse dimostrato dalle cantine mezzocorona attraverso la cantina di Rivalta e da noi. Così facendo siamo riusciti a coprire un area molto grande, sufficiente a garantire la riuscita del progetto. Riunioni svoltesi sul territorio hanno fatto si che praticamente tutti i viticoltori della terra dei forti e della va d'Adige veronese nel prossimo anno aderiranno al progetto. Abbattere l'uso di insetticidi in un area così vasta e'un grandissimo risultato per la salute degli abitanti e dei consumatori dei nostri vini. La prossima sfida vorrei fosse quella di riuscire nella comunicazione di questo auspicabile successo: credo infatti che sia un diritto del consumatore quello di essere informato e di poter scegliere tra chi opera in modo sostenibile e chi no. Aggiungo che sarebbe auspicabile introdurre questi concetti anche all'interno dei disciplinari che normanno e tutelano la produzione dei nostri vini, DOp o igp: questo potrebbe concorrere a divulgare i metodi sostenibili in intere aree omogenee, o su intere denominazioni. Non più quindi la singola azienda che opera in biologico o in biodinamico all'interno di aree convenzionali ma l'intera area che, passo passo e senza integralismi agisce e comunica assieme un processo di avvicinamento alla sostenibilita', all equilibrio ed alla tutela di ambiente e salute. Un area come la val d'Adige meridionale, la terra dei forti ha, per situazione orografica, per livello di antropizzazione, per stile di vita degli abitanti una vicinanza naturale alla visione "green" della viticoltura. Spero che questa conversione al metodo della confusione sessuale aiuti anche a prender coscienza della ricchezza sottesa dei nostri luoghi ed a trasformarla in un sentire comune. Albino armani.

  • L’adozione di tecnologie meno impattanti per l’ambiente e il prodotto, è una notizia che vale quanto un riconoscimento di qualità. Speriamo non sia:
    a) una lodevole quanto singola iniziativa
    b) un cavallo di Troia per accedere a contributi
    c) uno specchietto per allodole .

    Il ricorso alla chimica sembra godere ancora di schiere di fedeli. cordialmente

  • albino armani

    Rispondo ad anonimo:

    Non sarà un iniziativa singola, se fossimo stati solo noi a partecipare il risultato sarebbe stato aleatorio e parziale. Aver atteso che maturassero tempi e sensibilità collettive ha fatto si che ora la gran parte dei viticoltori adotti questo metodo consapevolmente.

    Non mi risulta vi sia nessun contributo a cui accedere, almeno per i viticoltori privati o per i conferitori alla mia cantina, purtroppo. Se potessimo accedere a qualche contributo comunque io non lo vedrei in modo negativo, sbaglio?

    Aver convinto e coinvolto una così vasta base di viticoltori svegli e molto attenti mi fa pensare che non vi sia alcuno specchietto per allodole, nel senso che credo nessuno voglia turlupinare nessuno in quanto non si evidenzia alcun vantaggio economico per chi partecipa, anzi.

    io sono convinto e credo anche i viticoltori soci delle cantine sociali. Penso positivamente e sono felice di questo passo collettivo.

    Albino Armani

  • Rispondo ad Anonimo che ringrazio:
    non è una iniziativa singola, ho spiegato precedentemente che il progetto si avvale della collaborazione di cantine sociali e privati della terra dei forti: le dimensioni delle superfici sono tali da ritenere riuscita l’ iniziativa. Abbiamo atteso tutto questo tempo perchè maturasse una vera condivisione dei viticoltori senza far calare decisioni poco democratiche e non condivise.
    I contributi per finanziare questa scelta (purtroppo per i viticoltori) qui non sono arrivati ne in passato e, temo, nemmeno in futuro: si tratta di metter mano al portafoglio privatamente. Comunque se si riuscisse a trovare qualche soldo io non la vedrei negativamente, sbaglio?
    Spero questa iniziativa non frani nel pessimismo e nella sfiducia, non vedo specchietti per allodole ma solo viticoltori attenti e molto generosi verso la propria terra e le genti che la abitano. io mi fido e sono ottimista: sbaglio?
    albino armani

  • in rotaliana c’è da 15 anni come
    minimo…….. primi in Italia

  • Si vede che voi in rotaliana siete più bravi di noi lagarinoveneti. Forse perché siete più vicini alla provincia e all’istituto di san michele! Ma con un po di pazienza ci arriviamo anche noi.

  • Pingback: Albino Armani Blog » Confusione sessuale: si parte! ()

Comments are closed.

Site Footer

Sliding Sidebar

About Us

About Us

L’azienda Albino Armani vanta una tradizione enologica familiare ultrasecolare. Al 1607 risalgono le prime testimonianze di proprietà di vigneti. Oggi il complesso progetto vitivinicolo è distribuito su tre regioni per un totale di 230 ettari in veneto, Trentino e Friuli. Dal 1962 il nucleo strategico è a Dolcè, nella parte meridionale della Valdadige, valle glaciale caratterizzata da una forte identità. Il forte legame col territorio che rischia di perdere i suoi antichi vitigni, è lo spirito guida del nostro lavoro. Per questo i nostri vini sono grandi descrittori delle terre in cui nascono: bianchi freschi e floreali, frutto di forti escursioni termiche e ventilazione costante e rossi dal carattere originale, freschi ma al contempo complessi.