Casetta, la ricerca continua

casetta la ricerca continua 

di Marco Campostrini – Il nostro lavoro scientifico, di studio e di ricerca, sul vitigno Casetta, autoctono della Terra dei Forti veneta e trentina, procede insieme al team dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Nel 2008, in via sperimentale, abbiamo piantato 72 biotopi di questo vitigno, raccolti in una zona abbastanza vasta della Bassa Vallagarina, lungo l’asta dell’Adige, fra Dolcé (Vr) e Marco di Rovereto (TN).  A quattro anni distanza, insieme ai ricercatori dell’Istituto, stiamo valutando il comportamento diversificato di questi 72 biotopi. Al centro della studio, l’osservazione sull’andamento delle concentrazioni zuccherine, dei contenuti polifenolici e dell’acidità. Insomma stiamo facendo un lavoro di monitoraggio costante e accurato sul comportamento di questi esemplari, che, seppure radicati in un’area ristretta, hanno saputo sviluppare caratteristiche e modalità di adattamento significativamente differenti. L’obiettivo della ricerca, insieme alla salvaguardia di questo immenso patrimonio genetico, è quello di riuscire a selezionare il materiale clonale più interessante dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista produttivo. Selezionando, ai fini della vinificazione, i reperti clonali che mostrano la maggiore capacità di resistenza agli agenti patogeni della vite, in particolare alla botrite.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.