Il vino biologico e Casa Belfi

vino biololgico

di Enzo Corazzina – L’8 marzo sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, è stato pubblicato il regolamento di esecuzione n. 203/2012 della Commissione, in ordine alle modalità di applicazione relative alla produzione di vino biologico.

Sin dal 1991 si attendeva questa decisione, giunta buona ultima dopo le varie approvazione che hanno regolamento tutti gli altri prodotti agroalimentari europei, dai formaggi ai salumi, dai pesci alle carni, fino ai fermentati di frutta, tipo quelli di ciliegie e di ribes diffusi nel nord Europa. Dal 2009 la discussione a livello di Scof (il comitato preposto e formato da un rappresentante di ogni Stato membro) era finalmente entrata nel vivo e dopo tre anni è giunta a conclusione.

Osservando questa regolamentazione ci si potrà fregiare della dizione “vino Biologico”, suggellata anche dall’apposito “logo europeo” e il riconoscimento verrà automaticamente accettato anche negli Stati Uniti d’America.

I punti essenziali che differenziano il vino bio da quello convenzionale riguardano i seguenti aspetti:

  • Il vino bio è ottenuto solamente da uve coltivate con metodi biologici;

  • In cantina sono vietate alcune pratiche quali la concentrazione parziale dei mosti a freddo, la desolforazione dei mosti (quindi non si possono utilizzare mostri concentrati provenienti da mosti muti), l’elettrodialisi per la concentrazione dei mosti, la dealcolazione parziale per vini troppo alcolici e il trattamento del vino con scambiatori cationici.

  • Inoltre sono limitate altre pratiche quali il trattamento termico (pastorizzazione) che non può superare i 70° C e la filtrazione che non può essere condotta con fori di diametro superiore a 0,2 micron.

  • Per quanto riguarda i coadiuvanti di processo vengono ammessi quasi tutti quelli di origine naturale, inclusi i lieviti selezionati, con la raccomandazione di preferire quelli di origine biologica.

  • Infine riguardo all’uso della solforosa, vengono imposti limiti mediamente inferiori del 20-30% rispetto ai vini convenzionali.

Si tratta di misure molto importanti, certamente restrittive rispetto al passato, volte ad ottenere vini “più naturali possibile”, ma che nel caso dei vini di Casa Belfi, per il rosso in particolare, come hanno certificato i test di VinNatur, sono già ampiamente rispettati,mostrando valori di solforosa molto più bassi e zero residui di fitofarmaci.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.