Suggestioni baldensi al Salone del Gusto di Torino

di Tiziano Bianchi – Il discorso era cominciato parecchi mesi fa. Durante l’estate – ricordo uno splendido pranzo sull’altrettanto splendida terrazza fronte lago del ristorante Vecchia Malcesine con Albino Armani e Angelo Peretti – questo tema lo abbiamo affrontato da tanti punti di vista. Non sempre concordanti ed è bene dirlo. Il tema però è di quelli di estremo interesse al fine di definire, come crediamo sia necessario, un abbozzo di prospettiva credibile all’agroalimentare del Basso Trentino e dell’Alto Veneto. L’idea iconografica e la suggestione, la si deve all’amico Peretti: il monte Baldo, padre e madre di un vasto territorio che sconfina dal Garda alla Terra dei Forti e lambisce la Lessinia. La montagna, dunque, come genitrice di una sociologia e di un’antropologia che si connettono attraverso produzioni territoriali, che sbaragliano le frontiere amministrative e i mobili confini storici. Questo il terreno su cui insieme abbiamo provato a ragionare nei mesi scorsi. Un primo passaggio e una prima formalizzazione di quest’idea seppure ancora in forma di abbozzo, sono avvenuti quindici giorni fa nell’ambito della manifestazione Skywine di Ala: una pregevole e densa chiacchierata fra i produttori degli autoctoni trentini e veneti. Un primo passaggio che ha lasciato dei segni, ma che, soprattutto, ha aperto pubblicamente il dibattito. In questi giorni , e a partire da oggi, a Torino, al Salone del Gusto, la suggestione agroalimentare baldense sta prendendo una forma più evoluta e più compiuta.. Sempre l’amico Peretti, infatti, negli spazi di Osteria Veneta guiderà una serie di degustazioni, riservate a gruppi di 6/8 persone, che affiancheranno Enantio e Casetta al Monte Veronese DOP. A mio avviso, un ulteriore passo in avanti, nel segno della costruzione di una rete transfrontaliera cimentata attorno all’identità baldense. 

Siamo l'autore collettivo che raccoglie tutti gli autori di questo blog

Site Footer

Sliding Sidebar

About Us

About Us

Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.