Alta Capacità ferroviaria: una valle in pericolo

tav tac

di Tiziano Bianchi – “Quatto quatto Lemme Lemme passa lo scempio della nostra valle. Una quadruplicazione del sedime ferroviario ci attende per far strada all’Europa assetata di mediterraneo. Non in galleria, troppo cara, bensì tra le vigne della povera terra dei forti transiterà il treno superveloce. Rimarra’ a tutti noi solo il ricordo degli scorci ameni che attualmente coccoliamo con gli occhi e curiamo palmo a palmo. Autostrada, canale biffis, statale 12, provinciale, ferrovia vecchia, superferrovia futura con ponti sulle anse del fiume, elettrodotti…dimentico nulla? Io non ci sto”.

Scriveva così agli amici, ad inizio dicembre, Albino Armani. Pochi giorni prima sul notiziario comunale di Dolcè, era apparsa la notizia di un’accelerazione delle procedure di progettazione dell’Alta Capacità ferroviaria. E così dopo aver devastato l’assettto idrogeologico del Mugello, infiammato la Val di Susa, aperta una vasta discussione in Trentino, ora veniamo a sapere che la TAC sta spostando il dibattito in Veneto e in Val d’Adige. Le carte sono ancora in aria, i tempi ancora lunghi, ma la notizia è arrivata. Le ipotesi di lavoro sembrano 5.

L’uscita/ingresso della tratta in galleria dovrebbe coincedere con la località Fittanze, così almeno è sempre risultato dalle carte che sono state rese pubbliche in Trentino negli anni scorsi. Alcuni chilometri a raso terra, alla luce del sole, per poi tornare in galleria più a sud. Questa la soluzione progettuale che fino ad oggi è sempre sembrata la più verosimile. Un’ipotesi che, se diventerà realtà, devasterà le campagne a sud dell’abitato di Peri, che cambierà il profilo della valle e indurrà cambiamenti irreversibili anche negli stili di vita, e nella qualità della vita, degli abitanti della Val d’Adige.

Attorno a quanto sta accadendo, e alle decisioni che stanno per essere prese, tuttavia si annusa un clima di assordante silenzio. Pare, purtroppo, si tratti di un affaire tutto privato delle amministrazioni comuanli, della Provincia, della Regione e delle Ferrovie. Eppure non lo è. La Tav e la Tac, sono metafora di un grande cambiamento del paesasggio e della vita dei cittadini, che sono prima di tutto diritti individuali e collettivi. Ma il silenzio, in Veneto, è silenziosissimo. Sarebbe bello, e lo dico da trentino, che anche in Val d’Adige questo silenzio si squarciasse. Sarebbe bello che l’iniziativa e l’analisi partissero dai cittadini, dalle famiglie, dal mondo dell’economia. Dalla società civile. Sarebbe bello.-

Notiziario di Dolcè (1) (2) (3)

Quotidiano L’Arena

Tiziano Bianchi, giornalista e wine blogger, collabora con la redazione di questo blog

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.