Alta Capacità ferroviaria: la Val d’Adige merita rispetto

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Qualche settimana fa sul nostro blog abbiamo ospitato un intervento del giornalista trentino Tiziano Bianchi, sul tema dell’Alta Capacità Ferroviaria. Il progetto colossale partorito vent’anni fa dall’Unione Europea che, fra altrettanti anni, dovrebbe collegare su rotaia Berlino e il nostro Mediterraneo. Bianchi, concludeva il suo intervento auspicando che anche in Val d’Adige si aprisse un dibattito franco e trasparente fra tutte le componenti della società civile, come è già avvenuto, seppure con molte contraddizioni e tante fragilità, in Trentino.

Un primo segnale di disponibilità al confronto, ora arriva dalla politica: Ivan Castelletti, consigliere comunale di Dolcè e consigliere provinciale di Verona, ci ha inviato un suo contributo. Lo pubblichiamo integralmente, perchè siamo convinti che, al di la delle posizioni politiche e particolari di ciascuno, questo sia un tema che merita attenzione, perchè tocca da vicino le prospettive e il futuro di noi coltivatori e cittadini della Val d’Adige.

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Di Ufficio Stampa Ivan Castelletti – Dolcè. “Per la Val d’Adige ci sono cinque possibili soluzioni per i super treni dell’alta capacità e quindi cinque ipotesi per il tracciato del Corridoio 1,” e ora la “politica provinciale” chiede che ci sia “una scelta chiara e coerente” e che venga rispettata da RFI la volontà locale, dei comuni e di chi vive sul territorio. Questo è l’intento contenuto nell’ordine del giorno presentato dai consiglieri provinciali Ivan Castelletti e Francesca Zivelonghi che hanno chiesto, con un documento ufficiale “che siano tenute in doverosa considerazione tutte le osservazioni presentate dai Comuni di Dolcè, Brentino Belluno, Rivoli Veronese, Sant’Ambrogio, San Pietro in Cariano e Pescantina”; nello stesso ordine del giorno, “RFI è stata invitata ad adeguare il progetto preliminare, secondo le indicazioni dei Comuni” e infine “la Regione sarà chiamata a sostenere le proposte all’atto dell’intesa con lo Stato”. Tutte queste richieste sono per sostenere il progetto più adatto al territorio, per tutelare l’ambiente e la vallata”. In attesa dei pareri e osservazioni dei Comuni, – ha spiegato Castelletti -, abbiamo chiesto di aggiornare la commissione a gennaio, per dare un parere politico sull’ipotesi “meno impattante per la Val d’Adige e perché venga scelto il progetto «più adatto» al territorio”. “L’obiettivo – incalza Castelletti -, è quello di essere tutti sulla stessa linea rispetto a ciò che Rfi verrà a realizzare, con tutti gli aggiustamenti necessari a tutela di questa terra e delle sue eccellenze enologiche». Va detto che l’opera non è ancora stata finanziata e che si parla di un lontano 2024 per la sua realizzazione. Si «lavora» quindi per tempo perchè il consenso, quando si tratta di interventi tanto invasivi e che coinvolgono diversi enti, è faticoso da ottenere. «Lo studio dei tracciati», sottolinea Castelletti, «ha prodotto cinque possibili tracciati che sono stati consegnati ai singoli Comuni e Sindaci i quali, a loro volta, produrranno tutte le osservazioni e le richieste da inserire a margine fino ad arrivare a scegliere quello più adatto alla Val d’Adige». «Quello meno peggio», hanno ribadito i sindaci, «sarebbe l’attraversamento in galleria». E quello meno peggio sarebbe quello dell’ipotesi 2 con il passaggio a sinistra del tracciato storico, si sviluppa per 14 dei 23 chilometri totali in galleria consentendo di raggiungere una velocità massima di 220 chilometri orari. L’Uscita dalla galleria è prevista a Fittanze a sud di Peri, dopo una prima galleria artificiale a monte dell’abitato di Dolcè è prevista una interconnessione nord alla linea storica. Superato un breve tratto all’aperto, il tracciato entra in galleria naturale sottopassando Sant’Ambrogio e si allinea al tracciato storico. Intanto – spiega Castelletti -, “la Provincia di Verona ha coordinato, in questi mesi, il “Gruppo di Lavoro” composto dalla Regione Veneto, dalla Provincia stessa e da RFI, lavorando alla raccolta di tutte le informazioni territoriali e alla valutazione delle varie ipotesi sviluppate dallo studio di fattibilità prodotto dalla Soc. Sintagma, incaricata di RFI”. “In questo contesto- prosegue Castelletti, la Provincia di Verona, con l’Assessore Samuele Campedelli-, ha ribadito la scelta di modernizzare e potenziare l’insieme della rete ferroviaria che attraversa il territorio della Valdadige e tutto il corridoio 1”. “La Provincia di Verona ha quindi valutato positivamente la filosofia del progetto di quadruplicamento della rete ferroviaria, con particolare riferimento allo spostamento delle modalità di traffico delle merci futuro da “gomma” a “ferro” ed una più sostenibile modalità di mobilità da parte dei cittadini, cioè quella ferroviaria”. Un aspetto fondamentale- sottolinea Castelletti- è che la Provincia di Verona ha ritenuto indispensabile il coinvolgimento degli Enti locali interessati in tutte le fasi di studio e di progettazione, al fine di garantire il massimo grado di condivisione delle scelte strategiche che vanno a favore della collettività, concentrando però giocoforza i gravami di tali scelte su parti limitate di territorio”.

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12 comments: On Alta Capacità ferroviaria: la Val d’Adige merita rispetto

  • Ivan Castelletti

    Tutelare il vino veronese….

    Questa settimana in Consiglio provinciale è stato approvato all’unanimità un documento da presentare al Governo, per la tutela del vino veronese da frodi e sofisticazioni alimentari. Quali sono le richieste della Provincia al Governo? “Agire presso tutte le sedi comunitarie, parlamento e Governo affinché vengano privilegiate la qualità e le tipicità del vino prodotto sul nostro territorio (i.g.t, Doc e Docg) e sia tutelato il lavoro dei produttori vinicoli”. “Con questa iniziativa abbiamo voluto trasmettere al Governo, la richiesta affinché vengano attivate politiche per la tutela dei prodotti e vini Doc, contro ogni forma di sofisticazione e adulterazione, con la possibilità di attivare un controllo tramite il potenziamento dell’Ice, Istituto nazionale per il Commercio Estero”. “La richiesta-, avanzata anche da diversi produttori di vino, è stata trasmessa ai parlamentari veronesi e al Governo, “con la richiesta, affinché venga valutata l’introduzione di norme di legge, per consentire ad ogni produttore, la possibilità di avvalersi della segnalazione alle autorità di consolato per il reato di frode internazionale nei confronti del patrimonio, la cultura e l’economia del territorio”. Secondo i dati pubblicati dalla Cia – Confederazione italiana agricoltori per ogni bottiglia autentica all’estero, ce n’è una contraffatta: il giro d’affari del vino contraffatto nel mondo ammonta a due miliardi di Euro. Anche nella Provincia di Verona, il Nucleo Antifrodi Carabinieri (NAS), come da notizie di stampa, ha ”attivato la rete di cooperazione internazionale di polizia di Interpol per contrastare la contraffazione dei vini a denominazione “Valpolicella”, prodotti in Gran Bretagna in wine-kit, preparati solubili in acqua che il consumatore straniero è indotto a considerare come vino nazionale di qualità. Negli ultimi anni sta emergendo sempre più l’esigenza da parte del consumatore di conoscere l’origine e l’autenticità dei prodotti agro-alimentari acquistati. “In questo contesto, è sempre più necessario adoperarsi, in accordo con gli altri Paesi che, come la Regione Veneto e la Provincia di Verona, hanno interesse a salvaguardare la vitivinicoltura di qualità, per ridiscutere le normative europee che prevedono, a partire dal 2015, la liberalizzazione degli impianti dei vigneti e per mantenere l’attuale regolamentazione che assicura un giusto equilibrio tra la tutela dell’esistente e le esigenze di mercato”. “C’è poi, l’esigenza di promuovere sul mercato la qualità e l’originalità delle eccellenze enogastronomiche e valorizzarle anche dal punto di vista territoriale e agrituristico, con azioni strategiche da parte delle istituzioni nazionali e locali che coinvolgano anche i singoli produttori, garantendo la creazione di una filiera “virtuosa”, in modo da rendere più competitivi i prodotti vitivinicoli”. “In questo particolare momento, in cui tutto il mondo agricolo sta attraversando un periodo di transizione, tra crisi, concorrenza dei mercati emergenti e mancato ricambio generazionale, è importante fare sentire il sostegno delle istituzioni a questi custodi delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio”.
    Ivan Castelletti

  • Ivan Castelletti

    “Potenziare la Stazione di Domegliara, per adeguarla ai parametri di sicurezza
    e sorveglianza, con un piano che preveda maggiori investimenti” questa in
    sintesi la richiesta approvata ieri dal consiglio provinciale di Verona e
    inviata ad Rfi, con un documento presentato dai consiglieri Ivan Castelletti e
    Francesca Zivelonghi. Parte così la richiesta ufficiale della Provincia ad Rfi,
    per potenziare la Stazione di Domegliara, così come richiesto dal Comune di
    Sant’Ambrogio, dal Terminale Ferroviario di Domegliara e dalle associazioni
    produttori di marmo. “Preso atto che la stazione, secondo quanto riferito dalle
    amministrazioni locali, necessità di un servizio di sorveglianza costante,
    considerata la collocazione strategica del sito per i collegamenti, “un
    potenziamento della Stazione – osserva Ivan Castelletti-, potrebbe dare un
    valore aggiunto a quest’area strategica di collegamento”. Con l’ordine del
    giorno proposto dai consiglieri Castelletti (Lega Nord) e Zivelonghi e (Pdl),
    il consiglio Provinciale di Verona impegnerà la Giunta Provinciale ad attivarsi
    presso RFI, anche al fine di segnalare la necessità di potenziamento della
    stazione ferroviaria di Domegliara per garantire la sicurezza del sito e per
    una sorveglianza costante”. “Il comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, ha
    fatto importanti investimenti sulla stazione”- lo ha confermato Nereo Destri,
    nel corso della commissione provinciale. “Sono stati realizzati 270 posti auto
    e oggi Domegliara è la seconda stazione più frequentata in Provincia di
    Verona”. Tra le proposte avanzate in consiglio provinciale ci sarà anche un
    indirizzo in materia di promozione turistica del territorio, con l’invito ad
    RFI per valutare l’attivazione di un apposito Accordo di Programma per “il
    trasporto dei turisti da Domegliara fino al Lago di Garda e nel territorio
    della Valpolicella”, “come avviene ora- spiega Castelletti-, per il trasporto
    dei turisti, confrontandosi e coinvolgendo le “Associazioni Albergatori del
    Lago di Garda”. In questa fase di crisi economica, non stiamo parlando di
    “progetti faraonici e impossibili ma di proposte concrete da realizzare, con le
    risorse prodotte da questo territorio”- incalza il consigliere del carroccio-.
    “Tali investimenti – continua-, si chiede che vengano finanziati con un
    apposito Accordo di Programma da stipulare con l’Amministrazione Comunale di
    Sant’Ambrogio, il Terminale Ferroviario di Domegliara e l’Associazione dei
    produttori del Marmo, che sono interessati al potenziamento della stazione”.
    “Una moderna economia – conclude Castelletti-, deve essere supportata da un
    sistema di trasporti efficiente e flessibile, che sia allo stesso tempo
    sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale e in Provincia di Verona la
    Stazione ferroviaria di Domegliara, rappresenta un sito molto importante e
    strategico”.

  • Ivan Castelletti

    “Un progetto finanziato dall’Europa per valorizzare e mettere in rete le fortificazioni della Provincia di Verona, con l’inserimento nell’itinerario europeo (route) delle fortezze Asburgiche”. Un importantissimo riconoscimento per la Provincia di Verona e una grande opportunità per valorizzare le fortificazioni veronesi”- così viene riassunto il “progetto che nei prossimi anni ci permetterà di costruire un sentiero europeo delle fortificazioni e una filiera che sarà finalmente certificata”. “Un progetto importante seguito dall’Assessore alla cultura Marco Ambrosini che, è un punto di partenza cruciale, perché grazie a questa catalogazione, sarà possibile ottenere finanziamenti europei per la ristrutturazione delle fortificazioni”. “E non solo, questi progetti diventano fondamentali per lo sviluppo economico, turistico e ambientale del territorio e di chi lavora nei Comuni della Valdadige”. “Le fortificazioni sono considerate, negli ultimi anni, – continua Castelletti-, un elemento di grande attenzione per i tour operator e per i turisti”. Il progetto Terra dei Forti, viene ora riconosciuto a livello Europeo: è un traguardo importante-, che potrà avere dei risvolti per lo sviluppo enogastronomico della Valdadige e per tutto l’entroterra, fino a Peschiera del Garda”. “Con il Progetto Forte cultura-, sono stati assegnati 1.629.000 Euro ai 12 partners di 8 Stati Europei; il capofila del Progetto è polacco: Urzad Miasta Kostrzyn nad Odra; alla Provincia di Verona sono stati assegnati 164.300 Euro, finanziati direttamente dal FESR e dal Fondo di Rotazione Nazionale”. “E’ importante fare i complimenti a tutto lo staff della Provincia di Verona e al Dottor Marco Ambrosini -, che stanno lavorando con grande professionalità a questo progetto che ha permesso a Verona di essere premiata”. A tal proposito la Provincia ha costituito un gruppo intersettoriale e sono state assegnate delle specifiche competenze. Sarà di fondamentale importanza il lavoro di catalogazione delle fortificazioni; mentre la fase due del progetto, sarà centrata sulla costituzione di un data-base con tutto l’elenco delle fortificazioni a disposizione del pubblico e con l’idea di creare un software avanzato per guidare i turisti nella guida all’interno dei Forti. Tutto questo lavoro porterà ad un possibile e importante sviluppo turistico”. “Ci sono quindi, priorità di progetto importanti che permettono di indicare un percorso di storia, cultura e multimedialità. Inoltre ci sono molti aspetti che seguiranno il progetto: sarà possibile valorizzare beni architettonici e individuare i beni su cui intervenire. Siamo consapevoli- che la Provincia di Verona è la più ricca di fortificazioni. Per il territorio della Valdadige ricordiamo la Chiusa Veneta, Forte San Marco, il Forte di Monte, Forte di Rivoli e, tutte costruite tra il 1848 e il 1852”.

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L’azienda Albino Armani vanta una tradizione enologica familiare ultrasecolare. Al 1607 risalgono le prime testimonianze di proprietà di vigneti. Oggi il complesso progetto vitivinicolo è distribuito su tre regioni per un totale di 230 ettari in veneto, Trentino e Friuli. Dal 1962 il nucleo strategico è a Dolcè, nella parte meridionale della Valdadige, valle glaciale caratterizzata da una forte identità. Il forte legame col territorio che rischia di perdere i suoi antichi vitigni, è lo spirito guida del nostro lavoro. Per questo i nostri vini sono grandi descrittori delle terre in cui nascono: bianchi freschi e floreali, frutto di forti escursioni termiche e ventilazione costante e rossi dal carattere originale, freschi ma al contempo complessi.