Paolo De Castro: potere ai consorzi

paolo de castro comunicato stampa – L’Onorevole Paolo De Castro, Presidente delle Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ha presentato, nell’ambito di un incontro organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, le novità dell’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM – UNICA) dal 2014 al 2020, che interessano il comparto vitivinicolo.

Sollecitato nel corso dell’incontro su argomenti specifici, De Castro ha fornito una serie di utili delucidazioni.
Diverse le questioni sul tappeto, prima tra tutte l’impatto del greening (l’obbligo di superficie ecologica) su una cultura permanente qual è il vigneto e le sue possibili declinazioni ai fini dei pagamenti diretti.

L’orientamento è quello di limitare per quanto possibile gli obblighi a carico delle aziende – ha affermato – mantenendo disgiunte le misure di greening dagli aiuti, aprendo anche la possibilità di una delega della gestione dell’ecosostenibilità alle Regioni.”

Interpellato poi sulla definizione di agricoltore attivo (rectius viticoltore attivo) ai fini dei pagamenti diretti, De Castro lo ha identificato come l’agricoltore attivo professionale che vive di agricoltura. “A determinare chi è il soggetto beneficiario deve essere però lo Stato membro che ha la facoltà di stabilire i criteri oggettivi. Non devono prendere i green pack  – ha chiarito – società immobiliari, campi da golf, aeroporti o altre superfici che fino a oggi li hanno percepiti.”

Di particolare rilevanza le linee di indirizzo sul ruolo dei consorzi di tutela delle doc, alla luce delle recenti modifiche normative nazionali che hanno attribuito a tali organizzazioni interprofessionali nuovi ruoli fra cui promuovere e regolamentare la domanda delle produzioni tutelate nel mercato.

Noi aumentiamo lo spazio per i consorzi di tutela – ha detto –  introducendo la possibilità di decidere a livello consortile l’obbiettivo produttivo e i meccanismi di immissione dei prodotti sul mercato, fino a oggi governati dall’Antitrust. Il Parlamento europeo ha stabilito inoltre che il mantenimento dei diritti di impianto in vigore oggi sono prorogati fino al 2030, per la volontà ampia e consolidata di non modificare una regola che funziona.

La parola chiave del futuro non può essere soltanto quella della qualità, condizione necessaria ma non sufficiente: bisogna che alla qualità sia associata anche la capacità organizzativa, per trasformare la qualità in reddito. Il vino è l’esempio più interessante per dimostrare come abbia funzionato bene il binomio qualità e organizzazione. Da una maggiore organizzazione e un sistema organizzato – ha concluso – ricaveremo più reddito. Qualunque sia il settore, si vince in modo organizzato e la Pac (più flessibile, meno burocratica e più semplice con strumenti di gestione del rischio e del mercato) va in questa direzione.”

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.