Il Veneto non è più un tabù

il veneto non è più un tabuUna decina di giorni fa una delegazione di viticoltori lagarini ha incontrato un gruppo di colleghi della Valpolicella. Una visita in un paio di cantine nel cuore delle colline veronesi e una serata all’Enoteca della Valpolicella di Fumane. Era la seconda volta che i viticoltori lagarini incontravano gli uomini e le donne dell’Amarone. La prima volta era accaduto ad Isera, lo scorso autunno. Questa sorta di tavolo permanente della viticoltura, che mette a confronto la Valpolicella con la lagarina, nasce da alcuni ragionamenti e da un dibattito, animati dalle confraternite enoiche dei due territori, quella della Vite e del Vino di Trento e quella dello Snodar (Sovrano e nobilissimo ordine dell’Amarone e del Recioto). E fin qui la cronaca. La riflessione da cui nasce questo incontro, che ha l’ambizione di diventare un appuntamento fisso, così ha spiegato il presidente dell’Azienda di Promozione Turistica di Rovereto Germano Berteotti, è tutto sommato semplice: cercare di capire come, e attraverso quali percorsi, il vino della Valpolicella, sia diventato veicolo di promozione territoriale a tal punto da poter essere considerato come un vero e proprio modello di sviluppo da studiare. Un modello che crea valore economico diretto e indiretto e che si impernia attorno ad un’idea del vino come interprete e ambasciatore di un territorio. Il fatto che nel basso Trentino qualcuno si stia impegnando su questo temi e trovi l’adesione dei viticoltori, mi sembra una buona notizia. Riapre alla speranza e a qualche prospettiva anche chi sta gettando la spugna e non fa mistero di vedere nel futuro dell’agricoltura a sud di Trento, un passaggio ineluttabile dalla viticoltura alla frutticoltura. E di questo argomento, magari, ne riparleremo in un altro post.

L’altro fatto che non è ancora accaduto, ma che accadrà domenica prossima, 17 marzo, invece riguarda la rinascita del Consorzio TerradeiForti. Un rilancio atteso dai produttori di uve Casetta e di Enantio. In contemporanea ad Anteprima Bardolino e Chiaretto, evento che si svolgerà alla Dogana Veneta di Lazise, infatti alcuni produttori della Terra dei Forti, proporranno le loro bottiglie in un Banco d’Assaggio, allestito presso la Sala Civica comunale, esattamente di fronte alla sede di Anteprima. Il comunicato stampa, pubblicato nel post precedente, saluta questo appuntamento come qualcosa in più dell’inizio di un dialogo fra il Trentino e il Veneto terrafortino e i produttori gardesani. Fra le righe si parla esplicitamente di nascita di una partnership fra i due Consorzi che reciprocamente si riconoscono come generati e figliati dall’appartenenza al Monte Baldo, catena montuosa che unisce, e forse sino ad oggi ha anche diviso, Trentino e Veneto, sponda rivierasca gardesana ed entroterra prealpino. Anche qui, in questa notizia, mi pare di cogliere il sapore di una novità sostanziale, destinata a movimentare e a dare un progetto a quella che sino ad oggi è stata solo, purtroppo, una viticoltura di resistenza, che per tanti motivi non era riuscita a definire le linee di un orizzonte. Orizzonte che oggi viene individuato, ancora una volta, in un modello di sviluppo, e di creazione di valore, penetrativamente ancorato alle denominazioni territoriali. Mi pare che in questo senso, oggi, guardare al Veneto e ai suoi modelli di riferimento non sia più un tabu. E anche questa, sono convinto, è davvero una buona notizia.

Tiziano Bianchi, giornalista e wine blogger, collabora con la redazione di questo blog

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.