Into The Wine, Albino Armani diventa un film

Quattro minuti per una storia lunga quattrocento anni.

E’ on line il nuovo cortometraggio firmato dal videomaker veronese Giorgio Oppici. Si intitola INTO THE WINE ed è il racconto per immagini e suggestioni poetiche del mondo Albino Armani; le cantine, i vini, i territori, gli uomini e le donne del Nord Est del vino e delle Alpi. Il ritmo narrativo è incalzante, le immagini si succedono e si incastrano  una dopo l’altra a costruire la sintesi estetica ed ideologica di un modo di fare vino che è soprattutto agire un territorio. Lo sguardo dell’autore non indugia e non fa sconti alle convenzioni, mira dritto al dettaglio inatteso, alla marginalità semanticamente significativa. Il taglio della macchina da presa si sposta con frequenza verso il basso ad inquadrare terra e suolo, il taglio geometrico dello sguardo è dirompente. La colonna sonora scorre sul tema di Lugana Addio (De Curtis).

Questa videoclip è nata dal desiderio di riuscire a raccontare quello che con le parole non si riesce. Così Albino Armani si è caricato in macchina Giorgio Oppici e lo ha accompagnato a conoscere il suo mondo, dalla Val d’Adige al Friuli.Chilometri su chilometri di paesaggi ma soprattutto di racconti, di parole, con tutto quello che le parole lasciano. L’inizio di un percorso che si è poi sviluppato nell’estate de 2012.

L’autore racconta così quest’esperienza: “Avendo la fortuna di lavorare con persone autentiche, con le quali si entra subito in empatia tutto diventa più facile. Albino Armani è stato il committente ideale, non ha voluto entrare nel merito di nulla, mi ha lasciato libero di muovermi in completa autonomia. Sono stato facilitato da una passione che traspare in ogni luogo, in ogni volto. Non volevo cadere nelle immagini stereotipate del mondo del vino, ho cercato sempre quelle emozioni che mi erano state trasmesse e ho cercato di farle emergere”.

Il cortometraggio INTO THE WINE può essere visualizzato in alta risoluzione su:

Web Site Albino Armani

Blog Albino Armani

Canale Vimeo Albino Armani

Canale Youtube Albino Armani

Web Site di Giorgio Oppici

Siamo l'autore collettivo che raccoglie tutti gli autori di questo blog

39 comments: On Into The Wine, Albino Armani diventa un film

  • in tutta sincerità, questo video non mi piace molto… o meglio, è sicuramente un bel prodotto artistico… però mi pare resti limitato all’effetto suggestivo delle immagini e che non racconta l’azienda albino armani, che ha una storia aziendale piuttosto importante… visto che sulle etichette si legge “viticoltori dal 1607”

  • Condivido quanto scrive Lusitania, la clip gioca sulle suggestioni artistiche, sebbene un po’ scontate e i dettagli vintage funzionano sempre. Ma resta una domanda in sospeso: dove sono il vino, la terra, la fatica? Questa sembra il mondo di barbie abitato da giocatori di canasta. Bravo comunque il regista.che senz’altro conosce bene il suo mestiere.

    • Non sono assolutamente d’accordo. Nel video i paesaggi e la terra danno benissimo l’idea dove ci possiamo trovare in quel piccolo frangente di tempo

  • Non sono per niente d’accordo con quello che avete scritto. Il video è emozionante, suscita emozioni e ti fa entrare dentro il mondo del vino senza accorgertene. mi sembra assolutamente geniale.

  • Ma non ci sono troppi motori in queste campagne? sembra più la pubblicità di un salone automobilistico che di una cantina!

    • Cosa dovrebbero fare???tagliare l’erba con il ferro o prendere il cavallo e spostarsi con quello??

      • Status Symbol

        Forse invece di indugiare sui loro lussuosi stili di vita da fichi di campagna (chissà a chi può interessare?), dovrebbero anche zappare la terra. Queste immagini mi sembrano di un provincialismo estremo. anzi sa cosa le dico: la sola cosa estrema che vedo in questo maso è il provincialismo del vorrei ma non posso.

  • Allora Paolo, se il video deve emozionare,come si fosse davanti alla donna con la matilla di Picasso va bene…se invece il video aveva la pretesa di raccontare in 4 minuti la storia della azienda albino armani allora forse e dico forse non ci siamo, perche’ mancano gli elementi essenziali…

  • Giulio Carlo Argan

    E se invece di sentirvi tutti dei critici d’arte, provaste ogni tanto a lasciarvi prendere dalle emozioni con uno sguardo senza pregiudizi? O siete tutti dei concettualisti che hanno smesso di sognare?

  • E io invece dico: bravo Albino e bravo Giorgio perché insieme avete avuto il coraggio di rompere con le convezioni e di immaginare un messaggio che colpisce senza passare per i solite clichè!

  • Concordo con Armando: dov’è la natura in questro carosello di automobili, anche a maso michei dove ci avete sempre detto che si usano solo le braccia, è tutto un trionfo di motori, di quad e di gipponi! Non mi piace.

    • Siamo nel 2013 probabilmente si sono modernizzati. Trovo questo commento assurdo. Con cosa vai al Maso a piedi??
      Con cosa tagli l’erba con i caprioli che mangiano l’erba???

      • Status Symbol

        Mi perdoni ma se una cantina si promuove come sostenibile, estrema, eroica e tutto il resto, che bisogno ha di mettere in evidenza l’uso dei gipponi e dei giubboni griffati? sono i gipponi e i giubboni il focus della comunicazione di questo maso o è il vino? poi fate quello che volete, ma io il vino di persone che prima di parlare di vino mi mostrano con orgoglio i loro lussuosi mezzi di trasporto e i loro indumenti griffati come si fa con gli status symbol, questo vino non lo bevo. anzi se lo bevessero loro!

  • Scusa Laura, non per essere polemica…ma per semplice condivisione di opinioni visto che un blog a qiuesto serve, mi dici quale sarebbe il messaggio che tu hai percepito dal video? Secondo te che messaggio lancia?

  • Pingback: Comunicare il vino. Ma come? » Trentino Wine Blog ()

  • Perplessa. Molto. Peccato.

  • Bravo Albino, questo è a mio parere un modo straordinario per raccontare il vino e l’anima di chi lo produce. Ovviamente complimenti al bravo Oppici

  • In italiano non ci riesco ma in inglese si, dunque : It’s very stylish and well made but it feels a bit lacking in depth. It’s what I’d imagine UK Sunday supplements would publish: an airbrushed, art directed and stylised version of the reality of winemaking, vintage Barbour jackets and all. Having said that, thank god it’s not chock-full of hackneyed images of old guys with craggy faces and cracked hands lovingly fingering their grapes, or sticking their noses in glasses, or (please, no) using a freaking pipette to take out a barrel sample. Give me motorbikes and horses anyday. 7 out of 10

  • Ultimo tango a Zagarolo

    Il video vale almeno per la citazione del capolavoro di sean penn…dal titolo alla spiaggia di sassi.

  • Cosa ti perplime cara amica Lizzy?
    Io, invece mi sono sentito rapito dalle immagini non stereotipate di questa clip. Coraggioso Albino e bravo Giorgio!

    • Vedi più sotto il commento di Sisina. Che sottoscrivo in toto.
      Ma solo adesso, forse, mi sono resa conto del vero intento del video (che non è quello che che pensiamo)…e sì, è centrato.

      • Hai ragione Lizxzy, se lo scopo di questo video fosse la comunicazione aziendale, anche io penserei che proprio non ci siamo. Se invec e come si intuisce dall’intervento del signor Armani era quello di dare la possibilità ad un pubblicitario di raccontare la sua personale visone della vita e del mondo, allora chiaramente ci siamo e il video è centratissimo. Per il pubblicitario non per l’azienda.

      • Grazie Elisabetta, hai compreso perfettamente. Avessi mai voluto un video divulgativo mai avrei pensato a Giorgio Oppici! Vorrei tu lo conoscessi, è un cavallo pazzo, indomabile. Si è innamorato della nostra terra a suo rischio e pericolo, senza nemmeno un riscontro economico certo, seguendo l’istinto.
        Ha voluto conoscere a fondo le persone, le culture, le terre per un suo piacere, non finalizzato ad alcunché se non per l’opera in se. In questa poesia forse io avrei usato parole diverse, immagini altre come dice Sisina, diverse metafore: ma non volevo un poeta a cui menar la mano. Volevo l’ interpretazione di Giorgio. Autentica e bellissima perché totalmente libera.

  • Solo una parola una: Fantastico!

  • E’ di sicuro un video molto ben fatto tecnicamente, ma dal punto di vista comunicazionale il regista, pur bravo con la videocamera, è rimasto fermo agli stereotipi del veterinario dell’amaro Montenegro. Evocazione di un mondo artificiosamente autentico ma per niente credibile. Forse può piacere a chi possiede solo strumenti critici generici ed è abituato ad un taglio pubblicitario di quel tipo. Ma non credo, come ha scritto qui qualcuno, che questo sia un modo per rompere le convenzioni del mondo del vino. Anzi, il contrario.

  • Il seguente commento è stato inviato via email dalla coreografa Sisina Augusta. Ci piace pubblicarlo, poiché ci sembra un punto di vista competente…e originale
    “mi dispiace ALBINO,
    ma il video proprio non arriva…………
    con tante immagini poetiche che sai evocare( nei tuoi viaggi fai foto cosi immediate……) …che abbiamo insieme “raccolto”( non per questo necessarie ma vere……) foto che tornano alla mente……….di Zanetti……….. e di tanti altri……………….
    non ti rappresenta
    non vi rappresenta.
    si è la tua poesia che manca…………………………la poesia della tua terra……………
    un abbraccio
    sempre con affetto
    sisina”

    • Quello di Sisina mi sembra un bel commento azzeccato. Il video è tecnicamente ineccepibile, ma appunto tecnicamente; per il resto è senz’anima e senza poesia e si rifa a stilemi convenzionali e piuttosto consumati (altri commentatori lo hanno già scritto nel dettaglio). è costruito apposta per fare spettacolo ma resta in superficie, forse desta attenzione ma non emoziona. Signor Albino io non la conosco, ma la prossima volta che fa operazioni di questo tipo si faccia consigliare da persone come la sua amica sisina!

  • Per aiutare una completezza del dibattito, abbiamo riportato qui di seguito anche alcuni commenti a proposito del nostro video comparsi in rete in questi giorni, su social network e blog con cui lo abbiamo condiviso. Non sono tutti, ma crediamo possano aiutare a comporre un giudizio più completo.
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    Rosario Anfuso: Bellissimo, meraviglioso!!
    20 marzo
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    Silvia Zavarise: Emozionante….
    20 marzo
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    Fernando Zanetti: Profondamente poetico e vero, reale, con garbo, come deve essere. Come voi. Complimenti
    21 marzo
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    Norma Paoli: stupendo che emozioni ……
    21 marzo
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    Antonella Zaccardi: emozioni
    21 marzo
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    Viola Violante d’Ondariva: bella “o little town of bethehem”
    23 marzo
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    Fab Arm: mah……bisogna berlo prima…….
    24 marzo
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    Frida: a me sembra bellissimo: le immagini catturano e avvolgono e alla fine ti resta dentro una nostalgia per questo mondo. Quindi voto 10+
    24 marzo
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    Gambadilegno: Ah,ah,ah,ah: e la crostata di nonna papera dove se la sono dimenticata?
    24 marzo
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    No Invidia: sempre a criticare, soprattutto quando uno fa una cosa bella. non è che per caso c’è dell’invidia in tutto questo?
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    Raphael Filosi: credo che l’azienda sopra citata abbia fatto una mossa di marketing, tutto qui, i loro prodotti (a mio avviso non eccellenti) hanno bisogno di questo tipo di finestre mediatiche.
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    Nilo Marchesin: il territorio e la sapiente mano dell’uomo,sono le sue origini
    24 marzo alle ore 17.36
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    Lara Kosic: comunicando il territorio,la gente,la passione….
    25 marzo alle ore 14.59
    ————–
    Alessandra: Trovo attuali e più espressive queste nuove forme di comunicare il vino, con immagini che parlano più delle parole, dove ognuno di noi in base alla sua sensibilità può restare indifferente o meno, può comprendere o meno. Resta il fatto che giustamente è un mezzo non il fine. Il fine, l’azione di marketing, guai se non ci fosse….mica se le può bere da solo tutte le bottiglie Albino…

    Lascio altri due esempi che mi hanno emozionato e che tengo nel mio sito “Di cibo Di Vino” a rammentarmi che la comunicazione con immagini, se fatta bene, spesso va più in là della parola, più incisiva e profonda e lascia il segno davvero.

    http://www.youtube.com/watch?v

    http://www.youtube.com/watch?v
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    Nilo Marchesin: e anche la passione di chi hà lavorato la terra…che nessuno vuol fare più….
    25 marzo alle ore 20.40
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    Gianni Naglieri: Un azienda ti rimane dentro se riesci solo a percepirne l’anima…….come il vino. Un bellissimo cortometraggio che riveste e trasmette la giusta atmosfera….quella essenziale. Complimenti!
    28 marzo alle 23.24
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    La Cantineta: …el mejo l’è el Nuto..
    30 marzo
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    • Ma come siete democratici e sensibili date proprio la parola a tutti. Mai visto niente di simile nella gestione di un blog aziendale, più pubblicate e più vi date la zappa sui piedi. Mah!
      Comunque bellissimo video, immagini fantastiche e soprattutto un lavoro di montaggio davvero ineccepibile, ho qualche dubbio invece sulla colonna sonora, evoca le vecchie comiche del cinema muto. io mi sarei affidato a qualcosa di più classicamente rockeggiante tipo Stairway to Heaven dei led zeppelin o Sysyphus dei pink floyd. comunque bravissimo oppici e coraggioso armani a correre questo rishio.

  • In questi ultimi anni ho avuto l’opportunità di conoscere vari artisti che attraverso diverse forme espressive hanno voluto condividere un percorso nei luoghi e tra le persone della mia cantina. Altri, spero, verranno.
    Fernando Zanetti, fotografo, Sisina Augusta, coreografa e danzatrice, Giorgio Oppici, regista. Inoltre scrittori, musicisti, pittori
    Ho sempre affrontato queste persone con rispetto e ne ho subito il grande fascino tanto da tessere rapporti profondi, per me davvero significativi
    Questi amici sono stati attratti dal mio mondo ed io dal loro: una contaminazione virtuosa.
    Le foto di Fernando hanno portato ad un libro fotografico, l’acqua, il vento, la terra e l’anima della mia valle interpretate con stile inconfondibile.
    Le coreografie di Sisina e di Lorenzo sono divenute veri spettacoli di danza e teatro svolti sia dentro che fuori gli spazi aziendali: l’emozione attonita degli spettatori l’unico premio desiderato.
    Non ho mai voluto interferire con l’interpretazione che l’artista dava dei luoghi, della cultura e del senso del mio mondo
    Anche quest’ultimo cortometraggio è stato girato in totale autonomia e senza alcuna ingerenza.
    I lavori di Giorgio mi hanno da subito affascinato e consiglio a tutti di visionarli, lo contattai incuriosito e mai mi sarei aspettato un suo coinvolgimento ed un suo interesse al mondo contadino
    Averlo al fianco nel tempo e nei luoghi del mio lavoro è stato bellissimo: spariva rapito da un dettaglio per poi emergere soddisfatto. passava e ripassava su un soggetto seguendo il suo istinto, fino a soddisfare la sua maniacale sete di perfezione. Ogni dettaglio cercato e curato per dare senso profondo e nuova luce a tutto il mondo attorno
    Non so se queste opere, negli anni, abbiano descritto compiutamente i miei vini, il mio lavoro e quello di chi mi affianca e di chi mi ha preceduto: non credo fossero create per questo. Solo venendo da noi, passando del tempo assieme, penso possa far dire di averci conosciuto e dia la possibilità di giudicarci.
    Non ho mai chiesto una descrizione didascalica o commerciale ma un’interpretazione libera. Artisticamente autonoma.
    Un’opera ha il solo compito di aprire un dibattito, sollevare dubbi, creare emozioni: per propria natura non deve essere risolutiva ma porre domande. Leggendo i commenti apparsi sul nostro blog pare di esser riusciti a stimolare il confronto tra opinioni diverse: ringrazio tutti!
    Considero il lavoro di Giorgio Oppici affascinante e posso solo ringraziarlo per aver voluto passare del tempo con me e con la nostra gente, farsi coinvolgere profondamente da Maurizio, Giuseppe, Nuto, Renata e da tutti gli uomini e tutte le donne che, assieme ed umilmente, hanno accettano di raccontarsi con sincerità.
    Grazie Giorgio e grazie a chi ci ha seguito sul blog e sui social network!
    Passate a trovarci
    Albino Armani

    • Gentile Albino, apprezzo molto il suo modo di gestire i rapporti con le persone che a vario titolo la circondano e che lei cita, alcuni dei quali conosco. Mi piace il suo senso dell’autonomia. Però, mi perdoni credo che lei usi con troppa disinvolutra le parole “arte” e “artista”. A volte, è vero, la linea fra opera artistica e opera pubblicitaria è sottile, ma credo che l’autore di questo video si fermi molto prima di questa linea. Si dimostra forse un bravo pubblicitario, anche se mi sembra scivoli spesso nello stereotipo e nella ricerca dell’effetto. Ma credo, almeno dal mio punto di vista, che l’arte sia un’altra cosa. Mi viene in mente, sempre a proposito di pubblicitari che invece quella linea la seppero superare, l’indimenticabile Osvaldo Cavandoli (che forse è nato pure dalle sue parti).
      Comunque grazie per le sue parole, è raro trovare imprenditori che, come lei, si sanno mettere in gioco in questo modo.
      http://www.youtube.com/watch?v=ZNjxLcwLxMc&list=PL7A52997808992EBB


  • Status Symbol:

    Mi perdoni ma se una cantina si promuove come sostenibile, estrema, eroica e tutto il resto, che bisogno ha di mettere in evidenza l’uso dei gipponi e dei giubboni griffati? sono i gipponi e i giubboni il focus della comunicazione di questo maso o è il vino? poi fate quello che volete, ma io il vino di persone che prima di parlare di vino mi mostrano con orgoglio i loro lussuosi mezzi di trasporto e i loro indumenti griffati come si fa con gli status symbol, questo vino non lo bevo. anzi se lo bevessero loro!

    Nessuno ha chiesto o obbligato qualcuno a bere i vini di Maso Michei.

  • Trascriviamo qui un commento apparso oggi sul blog Trentino Wine, firmato da un lettore che si firma PO. Ci pare un bel punto di vista, anche questo!
    —————-
    L’ho guardato d’acchito e poi l’ho riguardato di nuovo per essere sicuro di poter dire che mi piace. Forse non tanto il filmato in sè, ma alcuni passaggi che se fossero anche dei messaggi voluti lo renderebbero davvero piacevolissimo.
    Mi ricorda dei tempi andati quando non si buttava via niente e si ri-usava tutto, ed infatti perfino i vestiti usati non si buttano via ma si tengono per andare in campagna (a “irolar” dice la mia mamma). Vorrà dire questo il Barbour sfilacciato al minuto 1.55? Vorrà dire questo lo sci verde usato come fermafinestre al minuto 2.51? Ma soprattutto nell’età finalmente della ragione, l’età del volto espressivo di Albino Armani, non si ha più interesse per le frivolezze (il Barbour da fighetti o lo sci) ma ci si dedica finalmente alla campagna, si ritorna alla terra-madre. La campagna non solo arcadica, ma con macchinari (il contabottiglie, il nastro trasportatore, i condotti di plastica, perfino provette e sistemi di verifica chimica) … poi al minuto 3.10 compare un corno. Simboleggia che cosa? Il corno letame? L’agricoltura biodinamica Armani la fa? La farà?
    Negare che sia la sua idea di campagna, vuol dire dare del falsario ad un uomo che invece, per certi versi, è perfino un modello: questo è un produttore che ha puntato ed investito su vecchie qualità autoctone e che le recupera, e vuol farci vedere la sua idea di campagna come mezzo per raggiungere i suoi risultati. Chi vuole leggere agiografie e Nonne Papere perchè non ammette che, magari un po’ artefatto, ma questa è l’idea di campagna e di vino che Armani vuol comunicarci. Vogliamo dire che è uno dei viticoltori che ha rimesso in carreggiata un’azienda in declino? Posso, nel dire di aver molto apprezzato questo spot, che l’immagine del minuto 1.24 è suggestiva quante altre mai? Albino Armani dà alla luce la sua cantina.
    Questo spot mi rende più simpatici il produttore (anche se ahimè non lo conosco personalmente) e la sua azienda. Ma anche se poi fosse solo uno spottone tutto finto, pazienza I vini di Armani li comperavo anche prima per dare una risposta da consumatore al suo tentativo di recupero di vitigni antichi che personalmente apprezzo.
    Spero solo che questo uomo continui ad andare veloce con la sua moto a percorrere le strade delle sue idee. Se poi, magari, mi si consente l’unica critica, cambiasse la colonna sonora…
    Saluto, PO

  • Giacomo Ballarini

    Ho guardato questo breve film ormai una ventina di volte. E’, dall’inizio alla fine, un prodotto meraviglioso. Parla delle persone, delle cose, dei luoghi e, per fortuna, anche dei non luoghi. Parla di come si fa il vino, ma soprattutto, di come si vive il vino e di come vive chi lo fa. C’è una differenza enorme tra i produttori di vino: ci sono quelli attaccati alla terra, che la girano, la toccano, la lavorano e poi ci sono quelli che la guardano e ne parlano. Albino è un esempio stupendo del primo tipo. Alla fine del piccolo film di Giorgio Oppici (che mi stupisce ancora una volta per tecnica e sensibilità), non ho potuto che pensare “si, questo qui è Albino Armani”. Questo video, e tutti quelli del suo genere, servono non tanto a raccontare realtà specifiche o a parlare “in pratica” della produzione. Servono a iniziare una storia, sono il primo capitolo di un libro. Il primo capitolo è sempre un rischio per chi scrive perchè per l’80 % è li che si gioca la partita. Per quanto mi riguarda questo primo capitolo, questa introduzione, da esattamente quello che serve al lettore, la voglia di sapere di più, e di bersi tutto il libro il prima possibile.

  • albino armani

    Grazie Giacomo! Questo libro descrive un presente che trae senso da un lungo passato. Questo breve capitolo scritto da Giorgio è una bellissima interpretazione delle tante possibili: ciò che mi rende felice è il notare che nessun animo sensibile passa nei nostri luoghi o tra le nostre genti senza venire contagiato dalla bellezza. Vorrei tu conoscessi Giorgio..ti piacerebbe.
    Albino

  • ben-gran-lavoro! poi ci sono i soliti “punta dito” a commentare ..ma quelli sono come le Api Piaggio in italia!

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L’azienda Albino Armani vanta una tradizione enologica familiare ultrasecolare. Al 1607 risalgono le prime testimonianze di proprietà di vigneti. Oggi il complesso progetto vitivinicolo è distribuito su tre regioni per un totale di 230 ettari in veneto, Trentino e Friuli. Dal 1962 il nucleo strategico è a Dolcè, nella parte meridionale della Valdadige, valle glaciale caratterizzata da una forte identità. Il forte legame col territorio che rischia di perdere i suoi antichi vitigni, è lo spirito guida del nostro lavoro. Per questo i nostri vini sono grandi descrittori delle terre in cui nascono: bianchi freschi e floreali, frutto di forti escursioni termiche e ventilazione costante e rossi dal carattere originale, freschi ma al contempo complessi.