Lotta alla tignola in Val d’Adige

di Marco Campostrini – I viticoltori devono prepararsi a difendere il loro raccolto facendo i conti da una parte con una legislazione sempre piu attenta alle problematiche dell’ambiente e della salute, che di fatto limita l’impiego dei fitofarmaci, dall’altra con la necessità di vendemmiare uve particolarmente sane, destinata alla produzione di vini di alta qualità, anche in annate difficili. Proprio per queste problematiche abbiamo deciso di introdurre nella Val d’Adige veronese la tecnica conosciuta come “confusione sessuale” per difendere la vite dall’aggressione della tignola, convincendo i viticoltori anche i più scettici, visto che oltre all’ambiente a trarre vantaggio è anche la loro salute e quella dei loro familiari.

L’area introdotta a confusione sessuale prevede una superficie di circa 100 ha (vedi immagine allegata) nella zona sinistra dell’Adige nei pressi di Ossenigo, tra Borghetto e Peri. All’interno di questa zona sono stati individuati 8 punti di monitoraggio e 1 fuori dalla zona trattata per averlo come testimone, allo scopo di seguire costantemente l’efficacia della difesa dalle tignole nel corso dell’intera stagione.

La settimana scorsa tutti i viticoltori della Valdadige Veronese, nella zona interessata dalla confusione, si sono impegnati a distribuire i vari diffusori nei propri vigneti ed ora non ci resta che aspettare i primi voli della tignola per verificare l’efficacia del trattamento.

L’obbiettivo per la prossima stagione sarà quello di espandere la confusione sessuale nella zona a destra Adige (Bentino-Belluno), con l’obbiettivo finale di ampliarsi fino al raggiungimento della Chiusa di Ceraino.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.