Da Epernay a Chizzola, il viaggio di una pupitre

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di Marco Campostrini – Da qualche anno anche noi abbiamo cominciato a produrre metodo classico. La nostra bottiglia, presentata a Vinitaly   2012, è un dosaggio zero di Pinot Nero in purezza, si chiama 823. Un nome numerico che richiama l’altitudine a cui sorgono i nostri vigneti, a Maso Michei. Ora la nostra produzione si sta ampliando, le prossime bottiglie sboccate saranno una cuvèe di Pinot Nero e Chardonnay. E intanto ci stiamo attrezzando per una lavorazione delle basi spumante destinate alla rifermentazione in bottiglia. Abbiamo scelto come Maison del nostro Metodo Classico, la nostra cantina di Chizzola di Ala. Dove tutta la storia della Albino Armani è nata 4 secoli fa. Una scelta voluta per sottolineare l’aderenza della nostra filosofia aziendale alla tradizione e alla coerenza, presupposti essenziali per qualsiasi metodo classico di qualità. Da qualche giorno la cuvèe sta rifermentando sulle 10 pupitres da 120 bottiglie l’una, per un totale di 1200 bottiglie, provenienti dal borgo francese di Epernay, nella regione dello Champagne.

L’invenzione delle pupitres si deve a Antoine Muller che nel 1818 inventò questo sistema di due tavole in legno fissate come una V rovesciata su cui erano stati provocati dei fori dove inserire le bottiglie. La sua invenzione, per quanto semplice, fu di grandissima importanza per la produzione dello Champagne, in quanto consentì l’operazione del remuage con una tecnica molto più precisa rispetto a quella totalmente manuale praticata prima, quando bisognava prendere ogni singola bottiglia dallo scaffale, causando così l’agitazione del vino e un rimescolamento dei depositi. Con questo sistema invece le bottiglie sono sempre ferme sulla pupitres, e bisogna solo girarle di un ottavo di giro in senso orario ed antiorario, e di quattro volte ponendole in posizione più verticale, in modo che tutti i depositi vadano verso il tappo. E’così che nasce un vino riconosciuto in tutto il mondo come Champagne, in Italia come Metodo Classico e in Trentino come TRENTO DOC.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.