Un Colfòndo con la corona

colfondo tappo corona

I sogni, se coltivati, crescono e si realizzano”,scriveva qualche giorno fa sul suo profilo Facebook Albino Armani. Lo scriveva a proposito dell’allestimento della nuova linea di imbottigliamento “tappo corona” destinata a chiudere la lavorazione del Colfondo di Casa Belfi, la linea bio curata da Maurizio Donadi. Già, i sogni se coltivati diventano realtà. La collaborazione con Maurizio, da cui è nata la linea Bio di Armani, è nata quasi per caso pochissimi anni fa, fra un discorso e l’altro, fra un sogno e l’altro, sulle ali di una reciproca simpatia e di un comune sentire il futuro. L’idea era quella di portare dentro la maison Armani l’esperienza bio e biodinamica del giovane enologo trevigiano.

Si è lavorato molto, si è studiato molto e si sono cominciate a produrre le prime bottiglie: il Belfi Bianco, il Belfi Rosso e il mitico Colfondo, il Prosecco come lo facevano i nostri nonni: uva glera rifermentata in una bottiglia chiusa con il tappo corona e non degorgata. Insomma una specie di metoto classico nostrano e artigianale, che si presenta con la sua buona dose di lieviti depositati sul fondo. Le prime bottiglie vennero tappate manualmente, mancava in azienda una linea di imbottigliamento “tappo corona”, ricordo dei bei tempi andati. Poi il Colfondo Bio Casa Belfi ha cominciato a prendere piede, in Italia e all’estero. Dal Giappone sono arrivate le prime commesse e così da parecchi Paesi del Nord e dalla Germania. E allora si è pensato di attrezzarsi. Ed ecco che, nei giorni scorsi, è arrivata la nuova linea di imbottigliamento tutta dedicata al tappo corona e al Colfondo, che ormai si posiziona  oltre le  20 mila bottiglie. Appunto: i sogni, se coltivati, crescono e si realizzano. Avanti Maurizio, ora dacci dentro.

 

Tiziano Bianchi, giornalista e wine blogger, collabora con la redazione di questo blog

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.