La tignola è confusa

di Marco Campostrini – Sono buoni i risultati de primi rilevamenti sull’area della Val d’Adige “trattata” con la tecnica tignoladella confusione sessuale. Lo si deduce dal rapporto redatto dal dottor Enrico Marchesini che segue il progetto per conto del Centro Studi Agrea.

Come si vede dalla mappa pubblicata qui a fianco, si può notare che dopo il primo volo della Tignola non ci sono stati grappoli colpiti, quindi la situazione è sotto controllo. Ora inizierà il secondo volo e terremo monitorato il numero di catture della tignola.

Di seguito rapporto del dottor Marchesini

Nella mappa vengono riportati i risultati dei rilievi eseguiti sulla prima generazione delle tignole della vite in data 05 giugno. In verde le % di grappoli colpiti da tignole su 300 grappolini osservati nei diversi punti di rilievo. All’interno dell’area a confusione le tignole sono praticamente assenti, nella zona centrale e nella zona bassa vicino all’Adige; nella punta nord e sul bordo est, in prossimità del bosco, è stata rilevata una presenza molto bassa di tignoletta (Lobesia botrana) ed eulia (Argyrotaenia ljungiana).
Sui testimoni non trattati (TnT), fuori area confusione, la densità di popolazione è comunque bassa. La presenza massima è di 3,6% di grappoli colpiti con una larva.
La situazione verrà mantenuta sotto controllo, ma si può ipotizzare di affrontare la seconda generazione senza integrazione di trattamenti insetticidi nell’area a confusione.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.