L’esperienza di una viticoltura sensibile

Colle Ara in Valdadige

di Enzo Corazzina – Un Piano di ristrutturazione dei vigneti, che negli ultimi dodici anni ha interessato oltre il 65 % dell’intera superficie aziendale, con la trasformazione del vecchio sistema di allevamento a pergola trentina doppia in moderne e funzionali spalliere; l’acquisto di macchine irroratrici innovative, in grado di distribuire l’agrofarmaco sulla chioma solo nelle zone interessate e limitando l’effetto deriva nell’atmosfera, adozione della lotta integrata puntando sulla massima prevenzione agronomica e sulla scelta dei soli agrofarmaci compresi nello specifico disciplinare regionale, quindi i meno tossici. Non da ultimo, il progressivo ampliamento della superficie interessata dalla difesa delle tignole della vite per mezzo del metodo di confusione sessuale. Questi solo alcuni degli strumenti messi in campo da Albino Armani nei suoi vigneti della Val d’Adige al fine di ridurre l’impatto ambientale e di aumentarne la sostenibilità.

Se non bastasse, da 8-9 anni su superficie limitate, poste a ridosso delle province di Trento e di Verona, e da 2 anni in gran parte dei suoi vigneti in Val d’Adige, si è ripristinata la vecchia tecnica della letamazione, in passato adottata a tutto campo e oggi localizzata lungo i filari, soprattutto per i vigneti più giovani e per quelli più vocati alla qualità.

In particolare, viene distribuito, a fine autunno-inizio inverno, il prezioso letame bovino proveniente dalla Lessinia, maturo e ricco di paglia, quindi in grado di produrre abbondante humus e di apportare preziosi elementi minerali e microrganismi che migliorano la fertilità naturale del terreno, permettendo di contenere la quantità di concimi minerali. Il tutto con l’obiettivo di accrescere la fertilità biologica e chimica del suolo, di ridurre l’apporto di concimi chimici e di contribuire al sostegno per la zootecnia della Lessinia, quanto mai preziosa per la conservazione del territorio montano e per la limitazione dei dissesti idrogeologici, purtroppo sempre più frequenti anche nel Triveneto.

bannereu

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.