Il vino del Maso, il vino di montagna

Tralci di Muller

di Albino Armani – I miei vini di montagna, negli ultimi mesi, sono stati raccontati da una delle più autorevoli penne del giornalismo eno-gastronomico. Che Franco Ziliani, dopo una visita al Maso (Maso Michei), abbia deciso di raccontare il luogo e i suoi vini, per me è stata una grande soddisfazione. Il segno che che siamo riusciti a fare non solo un’operazione enologica di valore, ma anche, e forse soprattutto, siamo riusciti anche in Trentino, ai piedi delle Piccole Dolomiti, a fare un’operazione di territorio e di interpretazione territoriale che è passata, e che passa, attraverso una bottiglia di vino.

Vi invito a leggere le recensioni apparse in rete a firma di Ziliani e intanto vi lascio qui alcune anticipazioni.

Pinot Nero IGT delle Dolomiti – Maso Michei (Vino al Vino): “Magnifico il colore, tanto per cominciare, un rubino granato splendente che rimane tale, integro, puro, pieno di riflessi, anche nel 2008 e nel 2006, e un naso subito inconfondibilmente pinotnereggiante, tutto melograno, lampone, ribes, tabacco, ginepro, pepe nero, note selvatiche e di sottobosco, succoso, fresco e vivo anche nello sviluppo, di grande freschezza e fragranza.

Succulenta, godibilissima la bocca, piena, carnosa, consistente, densa, di assoluta dolcezza e giusta rotondità senza compiacimenti, larga, piena di sapore, ben polputa, terrosa, con un tannino che si fa ancora (nel 2010) sentire e deve ammorbidire qualche intemperanza, e si fa invece vellutata, di bella densità e peso, nelle annate più vecchie, che mantengono una forza, un vigore, un’espressività e una lunga persistenza davvero da grande vino”. (continua a leggere)

823 Brut Metodo Classico TRENTO DOC – Albino Armani (Le Mille Bolle Blog):

Colore paglierino intenso brillante, luminoso, perlage fine, sottile e continuo, ed un naso freschissimo, vivacissimo, davvero di montagna, tutto freschezza e sale e mineralità (quelle doti che in troppi Trento Doc fanno clamorosamente difetto) con aromi piacevolissimi e delicati di mele essicate, ananas, agrumi, fieno e fiori d’alpeggio, sfumature di crosta di pane a costituire un insieme di aerea fragranza.

Bello l’attacco in bocca, dinamico, scattante, di gran nerbo ed energia, una bella bolla croccante al punto giusto e salata, una bella larghezza e consistenza, il Pinot nero non scherza, sul palato, ma soprattutto una bella verticalità, un’energia e un allungo, grazie anche ad un’acidità perfettamente calibrata e viva al punto giusto, che danno alla bottiglia una “pericolosa” (solo se ci si deve mettere alla guida dopo) piacevolezza”. (continua a leggere)

Müller Thurgau Trentino DOC – Maso Michei (Il Cucchiaio d’Argento):

Se volete invece godervi un grande Müller Thurgau trentino, di montagna, nella sua completezza, allora puntate sul 2011, paglierino oro squillante luminoso, naso fragrante freschissimo, intensamente agrumato e floreale, con intriganti note di camomilla, noce moscata, miele, accenni di zafferano, pesca noce bianca, sapido e minerale, anche se in questa fase prevale ancora il frutto. Magnifica l’ampiezza, la succosità, la polpa in bocca, ma in una cornice di grande freschezza, di perfetto equilibrio, di agilità, innescata da una perfetta acidità, con una persistenza lunga e salata, una coda lunga ricca di nerbo che lascia la bocca perfettamente pulita e invita meravigliosamente al bere”. (continua a leggere)

 

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.