Amarone d’autore

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Archiviata la due giorni di “Anteprima Amarone” 2010, edizione della manifestazione in cui ha debuttato la nuova Docg, non ci resta che guardare avanti. Prima però, una piccola nota. Ci ha fatto grande piacere vedere il nostro Albino Armani 2010, in campione da botte, primeggiare nella degustazione compiuta dal giornalista Angelo Peretti, che ha assegnato alla nostra bottiglia il punteggio più alto – sia fra i campioni da botte che fra le bottiglie -: 94/100.

Ecco il suo giudizio sul nostro Amarone Docg: “(…) Questo è quello che viene dalle vigne della valle d’Illasi. Tanto ciclamino, violetta. Carruba. Bocca densa, cremosa, polposa di frutto, eppure energica, vitale. 94”.

Ora si guarda avanti, dicevamo. E intanto si comincia con una cena – venerdì 31 gennaio – nel ristorante dell’Albergo La Croce d’Oro di Volargne (VR) in Via Vicentini, 55.

Serata interamente dedicata alla cucina regionale e ai vini della Valpolicella della nostra maison: Amarone Albino Armani 2008 e Valpolicella superiore “Egle” 2011 Albino Armani.

 

Crostino di pane al vino e cipolla con battuto di lardo

 

 

Tagliolini al vino rosso con ragù di cortile

Raviolo aperto alla zucca

 

 

secondo a scelta:

 

brasato all’Amarone o tagliata di manzo con salsa all’Amarone

 

 

contorni di stagione

 

 

Tiramisù all’Amarone

Info e prenotazioni: info@albergocrocedoro.com – 0457732355

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.