Alessandro Daldoss parte per Sochi. Albino Armani 1607 è con lui

daldoss armani 2Quando ci racconta che “schiantarsi contro le porte dello slalom, non è proprio una bella esperienza” e che preferisce di gran lunga le gare di discesa libera, perché “la velocità non mi ha mai fatto paura”, beh, quando Alessandro Daldoss – appena laureatosi campione del mondo Ipc di sci alpino categoria Visually Impaired grazie al piazzamento nella supercombinata di Tarvisio –, con allegra disinvoltura, ci dice questo, scoppiamo tutti a ridere. E anche lui. Anche se a pensarci bene c’è poco da ridere. Dunque, intanto vediamo di capire dove siamo e di cosa stiamo parlando. Siamo nella sala degustazione dell’Azienda Agricola Albino Armani a Dolcè, nella Val d’Adige veronese, fra un bicchiere e l’altro di Foja Tonda, dopo, e di Prosecco Colfòndo Casa Belfi, prima. Albino mesce il vino, io ascolto. Alessandro, accompagnato dall’inseparabile amico Francesco che da anni gli sta a fianco come un ombra, racconta la sua storia. E adesso capirete anche meglio anche la storia dello slalom.

Alessandro Daldoss è un ragazzone atletico di di poco più di trent’anni, è nato e vive a Vermiglio in Val di Sole. Fino a venticinque anni, la sua vita è uguale a quella di tanti ragazzi della sua età. Ma è allora che gli capita una cosa che cambia radicalmente la sua vita. Che lo costringe a rivoltarla come un calzino, la sua vita.

Sta finendo l’università, Economia e Commercio a Trento. Un giorno capita a lui ciò che nessuno si aspetta mai: una malattia bastarda lo colpisce e gli provoca dei danni cerebrali. E’ una cosa temporanea, ma resto cieco. La sua vita non è più quella di prima. Non può essere più quella di prima. Piano piano recupera tutte le funzioni fisiche e intellettive. La cecità leggermente si attenua, poi la sua vista si stabilizza. Oggi Alessandro riesce a vedere solo sagome sfocate a un metro di distanza. Poi basta

Ricostruire una vita da capo, non è facile. Lo si capisce ascoltando il suo racconto. Ma lui ci prova. E ce la fa. Grazie alla sua famiglia, grazie a Francesco, grazie agli amici, grazie allo sport. Ma soprattutto grazie al suo coraggio e alla sua forza di volontà. Intanto finisce l’università. Si laurea e comincia a lavorare a Trento. Poi capisce di aver bisogno di altri stimoli per andare avanti. Li trova nello sport, nello sci: “Prima, facevo un po’ di tutto: tante cose, il calcio, lo sci, ma mai a livello agonistico. Dopo la malattia, la prima sciata la ho fatta con mio padre; solo con una persona di cui ti fidi completamente puoi rischiare di fare certe cose nelle mie condizioni”.

Quella prima sciata sulle montagne della sua vallata, gli fa capire che può farcela. E decide di inforcare gli sci a livello agonistico, neidaldoss armani 1 circuiti riservati a portatori di disabilità. Comincia le gare vere e proprie, prima in Italia, poi in giro per l’Europa e dall’altra parte del mondo. Comincia a qualificarsi, nei campionati europei e mondiali. Medaglie dopo medaglie – l’ultima quella di Campione del Mondo guadagnata a Tarvisio qualche giorno fa -, ottenute soprattutto nella discesa libera, “perché della velocità non ho mai avuto paura”, in lui inizia a prendere forma l’idea di partecipare alle Paraolimpiadi di Sochi (7 – 16 marzo 2014). Ce la fa: si qualifica ed entra nella nazionale paraolimpionica. Sembra un’idea folle, solo a immaginarla. Ma lui la racconta con estrema naturalezza: “Ci vuole solo una grande complicità con il tuo accompagnatore, con la tua guida. L’intesa deve essere altissima, poi ci si può lanciare ovunque”. Ma come fa a sciare Alessandro, come fa a gettarsi a capofitto sulle piste innevate a quella velocità, se non ci vede? Semplice, oddio semplice si fa per dire: Alessandro si fa precedere da un accompagnatore con il quale dialoga attraverso un apparecchiatura bluetooth; un navigatore umano che lo guida lungo le piste e le porte dello slalom.

Accompagnato da Luca Negrini, questa notte Alessandro Daldoss, anche grazie a chi ha creduto in lui, come Albino Armani, partirà per Sochi con i colori dell’Italia Azzurra. Pronto per cavalcare qualsiasi discesa, a tutta velocità. In bocca al lupo Alessandro, Campione del Mondo.

Tiziano Bianchi, giornalista e wine blogger, collabora con la redazione di questo blog

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L’azienda Albino Armani vanta una tradizione enologica familiare ultrasecolare. Al 1607 risalgono le prime testimonianze di proprietà di vigneti. Oggi il complesso progetto vitivinicolo è distribuito su tre regioni per un totale di 230 ettari in veneto, Trentino e Friuli. Dal 1962 il nucleo strategico è a Dolcè, nella parte meridionale della Valdadige, valle glaciale caratterizzata da una forte identità. Il forte legame col territorio che rischia di perdere i suoi antichi vitigni, è lo spirito guida del nostro lavoro. Per questo i nostri vini sono grandi descrittori delle terre in cui nascono: bianchi freschi e floreali, frutto di forti escursioni termiche e ventilazione costante e rossi dal carattere originale, freschi ma al contempo complessi.