La nostra missione verde va avanti

image002di Marco Campostrini – Qualche giorno faanche noi abbiamo partecipato alla riunione con tecnici, produttori e viticoltori, convocata presso la Cantina Valdadige di Rivalta, per fare il punto sui risultati della campagna 2013 per la difesa dalla tignola dei vigneti della zona di Ossenigo, strategia naturale affidata alla tecnica della Confusione Sessuale. I risultati ottenuti sono stati giudicati incoraggianti, considerato che si trattava della prima sperimentazione e che si è dovuto ricorrere ad un solo trattamento integrativo. Il livello di attacco registrato sui testimoni non trattati, hanno comunque indicato che l’area presa in considerazione resta particolarmente sensibile alla penetrazione della tignola. 

E ora si guarda al futuro. Il dibattito fra i viticoltori si sta concentrando sul progetto di ampliamento dell’area da trattare con la tecnica della Confusione Sessuale. La prospettiva è quella di passare dagli attuali 100 ettari a circa 300 ettari, allargando la zona di applicazione sulla Sinistra Adige  e ampliandola ai vigneti della sponda destra del fiume, nelle campagne di Belluno Veronese sino al confine con la provincia di Trento.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.