Colfòndo Casa Belfi, Colfòndo Slow

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Quando a sognare si è in due, poi in tre e poi in dieci il sogno si realizza. E da privato diviene pubblico e si tramuta in azione. Il Prosecco biologico Colfondo CasaBelfi è il nostro sogno collettivo, realizzato assieme.

Albino e Maurizio

di Tiziano Bianchi – Scrivo così, di getto come mi viene. Dopo aver letto delle scelte dei degustatori veneti, prima, e nazionali, poi, di Slow Wine. Fra i vini segnalati, ce ne è uno a cui sono particolarmente affezionato: è il Prosecco Còlfondo Casa Belfi biologico. Vino Slow, vino coerente con la filosofia e l’estetica della chiocciolina di Slow Wine. Un vino buono, pulito e giusto. E mi ci ritrovo. Anch’io.

E’ un bel risultato questo. Che bel risultato, mi son detto, per Albino Armani e Maurizio Donaldi. Un trentino e un veneto insieme e insieme protagonisti del progetto Casa Belfi a San Polo di Piave: dove la viticoltura tradizionale diventa biodinamica e si avventura visionaria nella vinificazione in anfora. E’ un vino che ha una storia, questo Còlfondo; magari non è una storia nobile, magari non è antichissima. O forse lo è pure. Ma di sicuro è una storia vera. Come le storie contadine. Ed è una storia poetica, dove entusiasmo e tecnica si sono mescolati, con la lentezza, la sapienza e l’equilibrio della chiocciola.

Ricordo la prima volta che incontrai questa bottiglia. Era l’ultima giornata di un Vinitaly di qualche anno fa, forse 4 o 5 anni fa. Maurizio, che giusto in quei giorni stava incontrando Albino, aveva anche allora quell’espressione un po’ stralunata e un po’ trasgressiva che conserva anche oggi e che me lo rese subito simpatico.

Mi offrì un bicchiere del suo Còlfondo, alla fine quella giornata appiccicosa di caldo e di sudore maturato fra gli stand della fierona veronese. Mi sembrò un toccasana. Dentro la bottiglia, mi fece vedere e mi spiegò, c’era una pallina di ceramica trattata con alghe o qualche altra diavoleria che non ricordo.

Maurizio mi raccontò che si trattava di una tecnica naturale per stabilizzare il vino. Quel vino che in quel momento mi sembrò una bevanda divertente e buona: limonoso e lievitoso, giallo carico ed effervescente. Giusto quel che ci voleva per togliersi di dosso la fatica dei giorni di Vinitaly. E per togliersi la sete senza rinunciare al vino. Gliene chiesi una bottiglia da portare a casa e me ne regalò un paio.

Da allora, da quelle prime bottiglie che erano quasi un test, prove di microvinificazione che Maurizio stava conducendo nella sua cantina di San Polo di Piave., sono passati alcuni anni. Nel frattempo Maurizio e Albino hanno trovato il modo di intrecciare esperienze, visioni e orizzonti. Ed ho visto nascere Casa Belfi. Il vino è cambiato, ma fino ad un certo punto: è diventato adulto senza tradire quella piacevolezza leggera e contadina che avevo assaggiato allora, in quel giorno appiccicoso di Vinitaly.

Ha acquistato un naso pulito ed elegante e una significativa piacevolezza in bocca, con accenti meno aggrumati di quella prima bottiglia ma più complessi di frutta esotica e di banana e di sambuco. Nel frattempo anche la produzione è cresciuta. E’ arrivata la certificazione biologica, ma non bastava. E Casa Belfi ha imboccato con decisione la strada affascinante e misteriosa della viticoltura biodinamica: a quanto ne so la certificazione Demeter dovrebbe arrivare da qui a breve. E la difficile ma suggestionante vinificazione in anfora è già realtà da un anno.

Ora anche la chiocciolona slow, che è qualcosa di più di una certificazione: è un riconoscimento al lavoro che si fa nelle campagne del trevisano tutto, dalla collina alla pianura che sfiora il mare. É il riconoscimento che la riscoperta, per fortuna contagiosa, della rifermentazione in bottiglia della tradizione contadina, ha un suo perché. Un perché slow. Quindi un gran perché.

Tiziano Bianchi, giornalista e wine blogger, collabora con la redazione di questo blog

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.