Report dalla World Bulk Wine Exhibition

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di Albino Armani – Questa manifestazione ha origine da un idea spagnola: sei anni fa si diede inizio a questo evento poi allargatosi a tutta la platea internazionale. La sua origine da ancora l’impronta e la Spagna risulta davvero ben rappresentata; forte presenza di Argentina e Cile, Sudafrica ed est Europa. Quest’anno ha aperto un nuovo padiglione e gode di un’ottima reputazione.
Buyer da tutto il mondo ed a mio parere di grande caratura.
L’Italia è poco rappresentata, con poche agenzie di intermediazione accreditate, solo la Sicilia si è presentata compatta e visibile.
Il mercato è dominato dai vini spagnoli, specie sui rossi, con prezzi varianti dai 30 ai 45 centesimi al litro per 15/20 punti colore e 13/14 gradi: vini di gran struttura.
I bianchi spagnoli mi son parsi meno interessanti pur se (s)venduti a 25/30 cent/litro per 11/12 gradi.
L’umore spagnolo è buono ed i loro costi di produzione bassissimi, si parla di aree a meno di 1000 €/ha per 100/120 quintali uva/ha. La produzione spagnola post investimenti per l’irrigazione sarà in continuo aumento e pare nei prossimi 4/5 anni si assesterà sopra i 70 ml di quintali.
Ergo sulla fascia bassa non avremo scampo.
Bene anche Argentina Cile e Sud Africa con prezzi tra i 40 ed i 60 cent/litro.
La tasting room è una vera mecca per gli enologi: ogni espositore, circa 200, può portare in degustazione sino a 3 campioni di vini sfusi da proporre in degustazione ed all’acquisto. Vi erano circa 500 vini da tutto il mondo in libera degustazione…e non pochi litri ma masse enormi di Savigno, Chardonnay, Pinot Nero, Merlot, più tutti i varietali locali. Vini davvero buoni di cui si conosce il prezzo e su cui si può condurre trattativa commerciale presso lo stand dell’espositore. Trasparente e semplice.
L’Italia appare fuori prezzo anche nelle fasce più basse: persino Puglia, Abruzzo e Romagna stentano a collocare il prezzo richiesto.
Molte sono le riflessioni che oggi abbiamo fatto con i nostri clienti inglesi, americani, tedeschi: una giornata davvero interessante.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.