Sovescio

di Marco Campostrini – Fino a qualche tempo fa la stanchezza del terreno, l’instabilità della struttura del suolo, la perdita di sostanza organica perdita di fertilità del terreno erano problemi che non ci riguardavano, ma l’utilizzo di prodotti fitosanitari, il compattamento del terreno dovuto al passaggio dei mezzi agricoli hanno fatto emergere i primi problemi ai nostri substrati. Infatti, il terreno è un sistema vivente che nasce, cambia e si evolve ma può anche morire e diventare inospitale e sterile, se viene mal trattato. Un terreno con buone attitudini colturali dovrebbe avere un 50% di spazi vuoti e 50 % di parti solide. Queste ultime dovrebbero essere costituite dal 3% di sostanza organica e il 97% di sostanze minerali che vengono assorbite dalla pianta.

Uno delle tecniche che l’agricoltore può utilizzare per evitare l’impoverimento del terreno è quella del sovescio. Il sovescio è una tecnica che prevede la semina di apposite specie e il loro interramento ad un determinato stadio di sviluppo con lo scopo di aumentare la fertilità del terreno e migliorarne la struttura. Il sovescio può fornire una notevole quantità di sostanze nutritive in forma stabile che vengono mineralizzate lentamente. E’ stato prorpio questo uno dei motivi principali che ci hanno spinto a provare ad adottare questa tecnica di lavorazione del terreno.

Ci sono diverse tipologie di erbe per la semina del sovescio in funzione del tipo di terreno che si ha a disposizione. Noi abbiamo deciso di fare una una miscela di sementi a base di:

– Leguminose (pisello,trifogli, veccia) – in grado di fissare l’azoto atmosferico nel terreno e trasformarlo in composti assimilabili dalle piante;

– Crucifere (rucola, senape, rafano) – hanno proprietà biocide in quanto quando vengono trinciate producono dei composti volatili in grado di inattivare funghi, nematodi e batteri;

– Graminacee (avena, orzo, segale) – hanno un’ottima capacità di aggregare le particelle del terreno.

In estate quando le erbe saranno in piena/fine fioritura si procederà con la trinciatura  e l’interramento della massa trinciata.

Ora aspettiamo che la natura faccia il suo corso e che le nostre sementi prendano vita.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.