No CasaBelfi, no Prosecco… !

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Mai dire Prosecco se non assaggi il Colfòndo di Casa Belfi

E’ incredibile quanta distanza ci sia tra i prosecchi commerciali e un colfòndo naturale. La stessa differenza che c’è tra un tramonto visto in TV o di presenza.

Viviamo in un mondo di finzione, di soubrettine con le chiappe scoperte e di immagini televisive di finta felicità. Al punto che spesso non siamo più abituati alla naturalità delle cose vere.

Il miglior complimento a questo vino lo ha fatto un commensale alla cena organizzata il 4 giugno presso il ristorante Il Bavaglino di Terrasini. Guardando il calice, entusiasta, si lascia andare ad un’affermazione pericolosa: “Non conosci la Glera se non hai assaggiato questo!”.

La Glera è l’uva con cui si fa il Prosecco, e l’entusiasta bevitore ha assolutamente ragione: sfido chiunque a riconoscere la varietà in uno delle migliaia di prosecchini da scaffale che ornano enoteche e supermercati.

Del Colfòndo di Casa Belfi aveva già parlato la passionale Patrizia Saiola in questo post. Io mi limito ad aggiungere che è talmente piacevole che nelle calde serate estive ne berrei a secchiate.

Il seguito dell’articolo di Massimiliano Montes su Gusto Divino!

Siamo l'autore collettivo che raccoglie tutti gli autori di questo blog

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.