WINEGRAFT a EXPO

marcello lunelli

Sabato 27 giugno il terzo appuntamento del Comitato Scientifico 

 

AL PADIGLIONE VINO-A TASTE OF ITALY

UNO SGUARDO SUL FUTURO DELLA RICERCA SCIENTIFICA PER UNA NUOVA VITICOLTURA

 

 

Verona, 22 giugno 2015. Con la diffusione della Fillossera nella seconda metà dell’Ottocento nei vigneti europei è iniziata una nuova forma di viticoltura, basata sull’innesto della vite europea sulle radici di vite americana. Da quel momento l’aspetto del vigneto europeo è drasticamente cambiato per organizzarsi in filari regolari che consentivano un più razionale lavoro dell’uomo nel vigneto. Ma, sempre dall’America, sono giunti Oidio e Peronospora, i quali costringono tuttora la viticoltura a praticare continui interventi fitosanitari.

Scartata per questioni etiche, culturali e sociali l’ipotesi di trovare una soluzione con l’impiego delle tecniche OGM, alcuni centri di ricerca europei  ed italiani stanno approntando soluzioni alternative attraverso una serie di incroci ed ibridazioni tra le varietà selvatiche della vite; sono nate delle nuove varietà resistenti alle malattie crittogame che replicano quasi fedelmente alcuni caratteri organolettici delle classiche viti europee.

In sostanza si potrebbe pensare di attualizzare la nostra viticoltura per rispondere meglio alle nuove esigenze e preferenze dei consumatori moderni e alle incerte mutazioni climatiche in atto in questo terzo millennio.

Ed è proprio sui temi più attuali della ricerca scientifica in viticoltura che si concentra l’attenzione del terzo dei sei incontri promossi dal Comitato scientifico del Padiglione VINO A Taste of Italy ad Expo 2015, presieduto da Riccardo Cotarella, in programma sabato 27 giugno alle ore 11.30 presso la Sala Symposium, nell’ambito del quale sono previsti gli interventi di Attilio Scienza, Luigi Moio, Michele Borgo, Eugenio Sartori e Marco Stefanini.

 

 

Il programma di sabato 27 giugno ore 11.30 – Padiglione “VINO A TASTE OF ITALY” Expo 2015

 

Moderatore

Riccardo Cotarella           Presidente del Comitato Scientifico

 

Relatori

Marco Stefanini               Responsabile di Piattaforma Miglioramento Genetico Vite

                 “Le viti resistenti ed i loro profili”

Eugenio Sartori                Vivai Rauscedo

“Gli incroci con varietà resistenti”

Michele Borgo                  Ricercatore Istituto di Viticoltura Conegliano

                 “Il continuo mutare delle fitopatologie”

Luigi Moio                          Università di Napoli

                 “Sostenibilità, sensibilità e leggerezza”

Attilio Scienza                   Università di Milano

                 “Le ragioni degli uni e degli altri”

 

Interventi programmati:

 

Marcello Lunelli                 Presidente di Winegraft

                 “I portainnesti M nella “best practice” di Winegraft tra ricerca e mercato”

 

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.