L’ARCHEOVITE DELLA TERRA DEI FORTI SI MOLTIPLICA

il cippo tra i larghi filari

Dopo il recupero dei migliori biotipi delle varietà autoctone Foja Tonda ed Enantio, autentici scrigni della Valdadige, di cui si è parlato a lungo anche nell’ambito di Expo 2015, Albino Armani ha proseguito con il lavoro di recupero e valorizzazione dei vigneti secolari in Terra dei Forti.

Dopo aver monitorato, con periodici controlli in campo e in laboratorio, l’andamento della maturazione dei grappoli di Enantio nel mese di settembre 2015, si sono individuati i ceppi che mostravano la migliore qualità produttiva e nel corso dell’inverno scorso si è dato il via ad un programma di moltiplicazione, seguendo due differenti strade.

La prima, più tradizionale, è consistita nella selezione di un lungo tralcio, mantenuto intatto anche in fase di potatura invernale, che è stato “piegato” in basso e interrato per un tratto di 5-6 internodi alla profondità di 20-25 cm e potato a circa 40-50 fuori terra. Si tratta del metodo di moltiplicazione denominato per propaggine o con la tratora. La piantina figlia resterà collegata alla vite madre per alcuni anni, per poi essere separata e vivere autonomamente grazie alle radici che si formeranno dai nodi del tralcio interrato.

Il secondo metodo di moltiplicazione, più moderno, è consistito nel prelievo dei tralci dalle viti selezionate, per affidarli ad un vivaista che ora sta facendo radicare le talee per ottenere un buon numero di barbatelle franche di piede, cioè non innestate. Esse verranno inserite, nel corso del prossimo inverno, nel secolare vigneto di Enantio posto sul confine tra Veneto e Trentino, fra Borghetto e Peri, tuttora distinto con un robusto cippo marmoreo, che segnala l’antica frontiera fra Regno d’Italia e Impero Austro Ungarico.

Grazie alla natura molto sabbiosa del terreno e alla tenacia dell’Enantio, anche queste giovani viti saranno in grado di resistere alla fillossera, di svilupparsi con un buon equilibrio e di perpetuare nel tempo la pregiata produzione di uva e di vino.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.