Un vino di confine

Un cippo in pietra delimita il vecchio confine fra Impero Austro-Ungarico e Regno d’Italia. E’ collocato nel nostro vigneto secolare franco di piede di Ambrosca, a Borghetto. Un archeo vigneto e un vino della tradizione per il futuro? Ecco una galleria di immagini scattate a maggio 2015 durante una visita al vigneto con un gruppo di amici    

Identità

Tra Veneto e Trentino, nel cuore della piccola DOC Terra dei Forti sopravvive orgoglioso questo archeo vigneto di Ambrosca franca di piede. E’ mia intenzione curarlo come sinora hanno fatto i miei vecchi e farlo vivere oltre a me come è stato per loro. Le mie radici sono salde grazie a questi uomini ed al loro pensiero semplice e potente. Giorgio Mattei, quasi ottantenne, racconta di queste viti, già vecchie quando lui era bambino. Se si volesse riordinare la memoria

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.