Winegraft, la ricerca italiana conquista i vigneti di Francia e Spagna

“Circa 600 talee di “portainnesti M” sono partite nelle scorse settimane dagli impianti della Vivai Cooperativi Rauscedo alla volta delle Università di Bordeaux e Rioja che hanno chiesto di poterli innestare con i principali vitigni delle due grandi regioni viticole europee, per avviare una nuova fase di studio e sperimentazione sui loro territori”. A dare la notizia dell’importante riconoscimento internazionale conquistato dallo studio avviato negli anni 80 all’Università di Milano, sono stati il prof. Attilio Scienza, esperto di fama mondiale

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Nuovi portainnesti: buon lavoro Attilio!

di Albino Armani – Ho partecipato fin dal primo giorno a questo progetto: credendoci. Fin dalla prima riunione Attilio ci espresse il suo rammarico per il destino incerto della ricerca sui nuovi portainnesti, giunta ad un buon punto ma carente di finanziamenti; diveniva urgente attivarsi senza se e senza ma. La compagine iniziale degli imprenditori sensibili venne via via modificata sino ad arrivare al gruppo attuale: le aziende coinvolte oggi sono certamente motivate da un giusto spirito verso l’incentivazione dei

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Aziende e Università: i portainnesti del futuro

Università, ricerca e produttori insieme: all’orizzonte i portainnesti per il nuovo secolo. Più adatti e più efficienti per garantire un maggior assorbimento radicale dal terreno. E’ una notizia in qualche modo “storica”, quella che racconta dell’impegno di una decina di aziende vitivinicole italiane e di alcuni centri di ricerca nazionali nella progettazione e la creazione di quattro nuovi portainnesti per le viti. Storica, per almeno un paio di ragioni. Era dalla fine dell’Ottocento, da quando la viticoltura europea fu costretta

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.