Winegraft, la ricerca italiana conquista i vigneti di Francia e Spagna

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“Circa 600 talee di “portainnesti M” sono partite nelle scorse settimane dagli impianti della Vivai Cooperativi Rauscedo alla volta delle Università di Bordeaux e Rioja che hanno chiesto di poterli innestare con i principali vitigni delle due grandi regioni viticole europee, per avviare una nuova fase di studio e sperimentazione sui loro territori”. A dare la notizia dell’importante riconoscimento internazionale conquistato dallo studio avviato negli anni 80 all’Università di Milano, sono stati il prof. Attilio Scienza, esperto di fama mondiale

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Nuovi portainnesti: buon lavoro Attilio!

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di Albino Armani – Ho partecipato fin dal primo giorno a questo progetto: credendoci. Fin dalla prima riunione Attilio ci espresse il suo rammarico per il destino incerto della ricerca sui nuovi portainnesti, giunta ad un buon punto ma carente di finanziamenti; diveniva urgente attivarsi senza se e senza ma. La compagine iniziale degli imprenditori sensibili venne via via modificata sino ad arrivare al gruppo attuale: le aziende coinvolte oggi sono certamente motivate da un giusto spirito verso l’incentivazione dei

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Aziende e Università: i portainnesti del futuro

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Università, ricerca e produttori insieme: all’orizzonte i portainnesti per il nuovo secolo. Più adatti e più efficienti per garantire un maggior assorbimento radicale dal terreno. E’ una notizia in qualche modo “storica”, quella che racconta dell’impegno di una decina di aziende vitivinicole italiane e di alcuni centri di ricerca nazionali nella progettazione e la creazione di quattro nuovi portainnesti per le viti. Storica, per almeno un paio di ragioni. Era dalla fine dell’Ottocento, da quando la viticoltura europea fu costretta

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L’azienda Albino Armani vanta una tradizione enologica familiare ultrasecolare. Al 1607 risalgono le prime testimonianze di proprietà di vigneti. Oggi il complesso progetto vitivinicolo è distribuito su tre regioni per un totale di 230 ettari in veneto, Trentino e Friuli. Dal 1962 il nucleo strategico è a Dolcè, nella parte meridionale della Valdadige, valle glaciale caratterizzata da una forte identità. Il forte legame col territorio che rischia di perdere i suoi antichi vitigni, è lo spirito guida del nostro lavoro. Per questo i nostri vini sono grandi descrittori delle terre in cui nascono: bianchi freschi e floreali, frutto di forti escursioni termiche e ventilazione costante e rossi dal carattere originale, freschi ma al contempo complessi.