Vigne che non si ammalano

Bell’articolo firmato da Luciano Ferraro, oggi sull’edizione digitale del Corriere della Sera. Fra i progressi in vigna, viene citato anche il lavoro rivoluzionario sui portainnesti portato avanti da Winegraft, la società partecipata anche da Albino Armani 1607. Marcello Lunelli, delle Cantine Ferrari, è entusiasta: “Siamo passati dall’Italia dei campanili a un Sistema Italia sul vino. Un mondo che si mette assieme”. È il lato concreto dei Cavalieri delle Nuovi Viti. “È un momento epocale”, sottolinea Lunelli. “Un gruppo che da

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.