Alta Capacità ferroviaria: la Val d’Adige merita rispetto

Qualche settimana fa sul nostro blog abbiamo ospitato un intervento del giornalista trentino Tiziano Bianchi, sul tema dell’Alta Capacità Ferroviaria. Il progetto colossale partorito vent’anni fa dall’Unione Europea che, fra altrettanti anni, dovrebbe collegare su rotaia Berlino e il nostro Mediterraneo. Bianchi, concludeva il suo intervento auspicando che anche in Val d’Adige si aprisse un dibattito franco e trasparente fra tutte le componenti della società civile, come è già avvenuto, seppure con molte contraddizioni e tante fragilità, in Trentino. Un

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Alta Capacità ferroviaria: una valle in pericolo

di Tiziano Bianchi – “Quatto quatto Lemme Lemme passa lo scempio della nostra valle. Una quadruplicazione del sedime ferroviario ci attende per far strada all’Europa assetata di mediterraneo. Non in galleria, troppo cara, bensì tra le vigne della povera terra dei forti transiterà il treno superveloce. Rimarra’ a tutti noi solo il ricordo degli scorci ameni che attualmente coccoliamo con gli occhi e curiamo palmo a palmo. Autostrada, canale biffis, statale 12, provinciale, ferrovia vecchia, superferrovia futura con ponti sulle

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.