Vigne che non si ammalano

Bell’articolo firmato da Luciano Ferraro, oggi sull’edizione digitale del Corriere della Sera. Fra i progressi in vigna, viene citato anche il lavoro rivoluzionario sui portainnesti portato avanti da Winegraft, la società partecipata anche da Albino Armani 1607. Marcello Lunelli, delle Cantine Ferrari, è entusiasta: “Siamo passati dall’Italia dei campanili a un Sistema Italia sul vino. Un mondo che si mette assieme”. È il lato concreto dei Cavalieri delle Nuovi Viti. “È un momento epocale”, sottolinea Lunelli. “Un gruppo che da

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Winegraft, la ricerca italiana conquista i vigneti di Francia e Spagna

“Circa 600 talee di “portainnesti M” sono partite nelle scorse settimane dagli impianti della Vivai Cooperativi Rauscedo alla volta delle Università di Bordeaux e Rioja che hanno chiesto di poterli innestare con i principali vitigni delle due grandi regioni viticole europee, per avviare una nuova fase di studio e sperimentazione sui loro territori”. A dare la notizia dell’importante riconoscimento internazionale conquistato dallo studio avviato negli anni 80 all’Università di Milano, sono stati il prof. Attilio Scienza, esperto di fama mondiale

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WINEGRAFT a EXPO

Sabato 27 giugno il terzo appuntamento del Comitato Scientifico    AL PADIGLIONE VINO-A TASTE OF ITALY UNO SGUARDO SUL FUTURO DELLA RICERCA SCIENTIFICA PER UNA NUOVA VITICOLTURA     Verona, 22 giugno 2015. Con la diffusione della Fillossera nella seconda metà dell’Ottocento nei vigneti europei è iniziata una nuova forma di viticoltura, basata sull’innesto della vite europea sulle radici di vite americana. Da quel momento l’aspetto del vigneto europeo è drasticamente cambiato per organizzarsi in filari regolari che consentivano un più razionale lavoro dell’uomo nel vigneto. Ma, sempre dall’America, sono giunti Oidio e Peronospora, i

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Winegraft fa notizia

Winegraft, la società per l’innovazione nel settore dei portainnesti di cui fa parte anche Cantina Albino Armani, desta l’interesse della stampa specializzata e della stampa generalista. La notizia su Ansa e Corriere Vinicolo.

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Quattrocento anni nella vigna e una passione infinita per il vino. La storia della famiglia Armani e quella della viticoltura nella Valle dell’Adige, fra le province di Trento e Verona, procedono insieme, senza interruzione, da oltre 4 secoli. Oggi  “Albino Armani Viticoltori dal 1607” vuol dire territorio, anzi territori. La storica proprietà a Dolcè, in Valdadige, provincia di Verona, è affiancata da altre due tenute in Veneto: una a Marano nella Valpolicella Classica  e una in provincia di Treviso,  a San Polo di Piave, per la produzione di vini biodinamici, oltre alle due tenute in Trentino e Friuli. Le cinque cantine presidiano il territorio vinificando le uve dei vigneti circostanti. In ciascuna di esse il filo conduttore è un terroir capace di restituire ai vini i caratteri della zona di provenienza. Il quartier generale rimane a Dolcè, dove si può visitare anche la “Conservatoria” delle viti autoctone  in via di estinzione della Valdadige.